Rifiuti zero ed economia circolare. I frigoriferi solidali come strumento di lotta alla povertà

AL LIVELLO TEORICO:

Povertà e fame sono conseguenze di un determinato modello socio-economico.

Il problema della “sicurezza alimentare” ha molteplici connessioni e si interseca con molte altre tematiche di social protection (migrazioni, inquinamento, cambiamenti climatici, etc.):

  1. DISPONIBILITÀ DI CIBO VS ACCESSO AL CIBO: il problema della fame non è un problema di disponibilità di cibo, ma di accesso. È una problematica collegata al divario economico e alla redistribuzione della ricchezza e delle risorse;
  2. è, dunque, un problema di “uguaglianza” che non c’è [cattiva distribuzione delle risorse → cattiva redistribuzione della ricchezza → divario e disuguaglianze].

Ma se la fame è una conseguenza del modello attuale e non una causa, è anche possibile presentare proposte che possano portare al miglioramento della qualità della vita, soprattutto dei più bisognosi.

Come?

  • ridurre i comportamenti negativi, che generano inefficienze e esternalità negative, dei singoli e delle collettività;
  • incrementare comportamenti virtuosi che possono ribaltare l’attuale andamento e innescare trend positivi;
  • attuare politiche redistributive e misure di protezione sociale.

Il modo migliore per non produrre esternalità negative è la loro limitazione. Può sembrare tautologico, ma è semplicemente la logica applicazione del principio di riduzione degli sprechi, che determina una migliore redistribuzione delle risorse attraverso il recupero degli scarti alimentari.

AL LIVELLO PRATICO:

Per affrontare queste tematiche al livello territoriale, potremmo proporre come punto in campagna elettorale l’istituzione dei “frigoriferi di quartiere” (o frigoriferi solidali, una pratica già promossa in molti paesi – dalla Spagna alla Germania in Europa, fino ad arrivare al Brasile): si tratta di spazi attrezzati (scaffali e refrigeratori) che l’amministrazione mette a disposizione di privati cittadini e attività commerciali per la raccolta di eccedenze alimentari.

Chi ha bisogno può recarsi per prendere cibo a titolo gratuito, favorendo l’incontro tra domanda e offerta di cibo che altrimenti andrebbe sprecato.

La norma dovrebbe prevedere incentivi per stimolare le donazioni: ad esempio la DIMINUZIONE della TASSA SUI RIFIUTI in base alla quantità di cibo donato (calcolabile a peso).

Contestualmente, le amministrazioni pubbliche potrebbero installare delle compostiere di quartiere per lo smaltimento dei rifiuti organici provenienti dal frigorifero solidale di zona (anche a uso dei singoli cittadini/attività commerciali): in pratica, chi gestisce il “frigorifero di quartiere” (dipendenti comunali? volontari? associazioni? rete di GAS locali? quest’ultimo potrebbe creare altre sinergie positive) si preoccuperà di smaltire eventuali scarti nelle apposite compostiere per la produzione di fertilizzanti organici che, a loro volta, saranno utilizzati per il mantenimento del verde pubblico, da chi gestisce gli orti urbani, ecc.

In questo modo, favoriremo la creazione di circuiti rifiuti-zero, che contribuiscono al miglioramento della qualità della vita di tutte e tutti, soprattutto di chi sopravvive al di sotto di una determinata fascia di reddito.