Cosa ti lascio in Dote

La nostra Regione, attraverso il dispositivo Dote Unica Lavoro, paga corsi di formazione per il reinserimento lavorativo dei soggetti disoccupati.

Una bellissima iniziativa sulla carta, che nel concreto risulta essere molto inefficace per i soggetti in cerca di un’occupazione e molto redditizia invece per il mercato, per lo più costituito da privati, degli enti di formazione accreditati da Regione Lombardia.

I soggetti interessati ad accedere a un corso finanziato da questo dispositivo devono infatti selezionare i corsi su una piattaforma regionale dove si trova un catalogo vastissimo di percorsi formativi dalle tematiche più disparate, senza che l’utente abbia alcuno strumento per valutare quale sia il corso più adatto a lui, quali siano i centri di formazione più qualificati nella gestione di tali corsi o quali tra essi siano più utili per re-immettersi nel mercato del lavoro, dal momento che non esiste un vero servizio di orientamento e nessun tipo di verifica sull’efficacia dei corsi forniti.

Insomma, continuiamo a farci raccontare la favoletta che ogni anno le imprese cercano migliaia di profili professionali ma non trovano candidati adatti per le posizioni vacanti, mentre i soldi pubblici vengono spesi per corsi di formazione di scarsa qualità e senza alcuna verifica sulla reale efficacia per l’inserimento lavorativo di disoccupati o neet.

Gli unici veri beneficiari di questo sistema sembrano essere quindi i centri di formazione stessi.

In particolare, riteniamo fondamentale che questo dispositivo sia rivoluzionato grazie a una puntuale verifica dei corsi erogati dagli enti formatori sulla base di due fondamentali condizioni: quella di dare prova di aumentare i posti di lavoro con corsi simili, e quella di conoscere ciò che serve alle imprese del territorio.

È altresì necessario che vi siano scrupolosi controlli che impediscano agli enti formatori e/o alle agenzie interinali di ottenere finanziamenti da Regione Lombardia attraverso inserimenti lavorativi predefiniti con le aziende, meramente temporanei e assolutamente non costruttivi per i lavoratori coinvolti. A tal riguardo, sarebbe opportuno prevedere, per le persone vittime di tali raggiri, la possibilità di segnalare alla Regione, anche tramite sistema whistleblowing, i soggetti che abbiano messo in pratica delle sospette truffe, al fine di approfondire e verificare le situazioni ed evitare uno spreco di denaro pubblico.

Si sottolinea che il modello di dote unica lavoro è tuttavia considerato un fiore all’occhiello dall’attuale amministrazione regionale, tanto che questa avrebbe intenzione di estendere il dispositivo anche alle scuole secondarie di secondo grado nell’ambito di progetti di alternanza scuola lavoro (fonte: http://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/lombardia-notizie/DettaglioNews/2017/10-0ttobre/16-22/alternanza-scuola-lavoro)

Regione Lombardia nel corso degli ultimi anni ha perso l’occasione di differenziare e specificare il programma Garanzia Giovani, strutturandolo invece all’interno del sistema dotale, dove già “brilla” la DUL (Dote Unica Lavoro).

Non solo gli interventi adottati non sono stati significativi in termini di aumento dell’occupazione, ma le ingenti risorse messe a disposizione dall’iniziativa europea sono finite quasi totalmente a finanziare con “incentivi” e premialità il normale flusso domanda/offerta, per il semplice fatto che anche in questo caso spesso erano le aziende, con già il disoccupato a disposizione, a chiamare l’operatore accreditato ai servizi al lavoro, per associarci il contributo economico.

Bisogna cambiare il contesto attuale, che lascia il disoccupato del tutto spaesato nelle attività di ricerca di lavoro e in quelle ad essa connesse, in quanto il rapporto tra numero centri per l’impiego e abitanti è ridicolo e passano mesi prima dell’appuntamento dalla richiesta di aiuto. È necessario semplificare le tipologie e modalità di erogazione dei servizi.

In attesa della revisione del progetto Garanzia Giovani sia a livello europeo, sia nazionale, Regione Lombardia deve riformare in modo sistematico il cosiddetto sistema dotale, entro cui si inserisce la DUL.

O si interviene in modo serio sui criteri di accreditamento alla rete degli operatori e si monitora costantemente il mantenimento dei requisiti da parte degli stessi, oppure non potranno mai essere garantiti con certezza standard qualificati (e servizi utili ai disoccupati o in cerca di prima occupazione), soprattutto perché, in caso di ispezione regionale sulle attività finanziate, il controllo si focalizza sulla presenza dei documenti previsti da manuali e bandi e non sul loro contenuto.

Vale la pena ricordare che i risultati del progetto Garanzia Giovani, finanziato con soldi EU, in Italia sono stati bocciati dalla Corte dei Conti Europea per gli scarsi risultati ottenuti nell’occupazione di lungo periodo per i soggetti coinvolti.

E, dati Isfol alla mano, i giovani presi in carico per il progetto Garanzia Giovani in Lombardia sono per la maggior parte gestiti da enti privati (quasi il 90%), a riprova della totale abdicazione a favore del mercato nella gestione di queste risorse, sia umane che finanziarie, da parte dell’amministrazione regionale.

In Lombardia operano 13 università e anche numerose accademie. Le università, che con i loro career service o uffici placement si occupano dell’inserimento lavorativo dei laureati, operano in regime di autorizzazione nazionale nell’intermediazione al lavoro. Non possono essere trattate come operatori di serie B perché non rispettano gli standard di operatori accreditati e/o non decidono di accreditarsi al sistema regionale.

E invece, come nel caso di Garanzia Giovani, il risultato è stato quello di ridurre il ruolo delle università a mera agenzia per il lavoro, mentre le attività svolte dagli uffici placement sono caratterizzate da alta specificità e specializzazione, evidenziata dagli sbocchi occupazionali differenti a seconda del percorso di studio degli studenti.

Regione Lombardia deve istituzionalizzare le relazioni con le università lombarde, al di là delle singole occasioni in cui i Rettori siglano protocolli di intesa con la regione con l’obiettivo di favorire l’occupazione e l’occupabilità.

Infine, riteniamo degno di nota evidenziare che, secondo il rapporto monitoraggio ANPAL del II semestre 2017, Regione Lombardia avrebbe confermato risorse per € 17.013.717,58 come incentivi per le assunzioni di 7.345 giovani tra i 16 e i 29 anni nell’ambito della linea Bonus occupazione giovani. Assunzioni che potevano essere, a norma di legge, sia a tempo indeterminato che a tempo determinato (di almeno 6 mesi), anche in somministrazione. Una spesa media di € 2.316 euro a giovane, che rientra in pieno tra quelle misure a pioggia per le imprese – vale la pena di ricordare, messe in campo dal Governo – che poco in realtà influiscono per la crescita e l’occupabilità delle risorse umane coinvolte e poco incidono pure sulla crescita dell’occupazione di lungo periodo, ma che rappresentano un investimento di soldi pubblici importante e che certamente potrebbe essere meglio indirizzato.