Non per darci delle arie…

Benedetta ed io abbiamo aderito alla campagna dei Cittadini per l’Aria per la misurazione dei livelli di NO2 a Milano. Tra circa un mese conosceremo gli esiti di questa indagine, ma non ci aspettiamo sorprese positive. Senza una seria politica, che coinvolga a livello regionale tutte le amministrazioni non possiamo sperare di vedere abbassarsi i livelli di inquinamento. Non basta la danza della pioggia.

È necessario che si parli in modo incessante di questo problema, che ha conseguenze importanti anche sulla nostra salute. Spesso ci dimentichiamo che anche dentro casa respiriamo aria inquinata. E che spesso dentro casa contribuiamo a inquinare, magari perché le caldaie che riscaldano i nostri appartamenti sono vecchie e necessiterebbero di essere cambiate.

Non stiamo parlando di spese folli, ma di piccoli investimenti che il pubblico può e deve favorire e che ognuno di noi può affrontare, dal momento che sul lungo periodo la scelta di una caldaia più efficiente e meno inquinante è anche economicamente vantaggiosa.

Vogliamo promuovere l’autoproduzione di energia elettrica attraverso sistemi che si basino su fonti rinnovabili (e per questo abbiamo promosso anche una legge di iniziativa popolare, volta anche a tassare le emissioni di CO2 e utilizzare i proventi di questa accisa per investire sulla transizione ecologica, anche dei mezzi di produzione imprenditoriali). Per fare la mia piccola parte, da qualche mese sono iscritto a ènostra, un fornitore cooperativo (e da poco anche produttore, grazie alla fusione con Retenergie) di elettricità proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili, in contesti legati alle comunità locali.

Le auto a combustione interna vanno messe al bando. Da ora. Va incentivata la diffusione di auto elettriche e per questo è necessario attrezzarsi anche con un’adeguata rete di punti di ricarica. Le auto dei car sharing devono essere tutte elettriche. È assurdo pensare solo a ridurre l’utilizzo dei mezzi privati senza pensare contestualmente a mettere in circolazione mezzi non inquinanti.

Ci vogliono scelte radicali e di cui non ci pentiremo.

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Come era verde la mia terra (no, non verde Lega!)

In Lombardia il 9% del suolo è impermeabilizzato. Significa che il 9% del nostro territorio è coperto da costruzioni dell’uomo. A livello milanese, la situazione è anche peggiore, con intere zone in cui il consumo di suolo si attesta al 30%. In totale, a livello nazionale, il 53% del suolo consumato è occupato da strade.

Ecco, basta. Basta costruire strade di cui non abbiamo bisogno, che creano ammanchi nelle finanze pubbliche e arricchiscono pochi.

Basta speculazione edilizia. Abbiamo bisogno di interventi di recupero nelle nostre città di aree dismesse. Edifici già esistenti, che possono essere riconvertiti per funzioni pubbliche o private. Per fare questo, per dare vita a un vero processo di resilienza urbana, è necessaria però una seria progettazione e pianificazione degli interventi nel territorio. Non possiamo continuare a inseguire il qui e ora, il profitto del momento. Dobbiamo avere una visione di lungo periodo e puntare al raggiungimento di quegli obiettivi europei che oggi sembrano più lontani che mai: incremento dell’occupazione netta di terreno entro il 2050 pari a 0.

Per fare questo, è in primo luogo necessario rifare completamente l’attuale legge regionale sul consumo di suolo (31/2014) e la legge regionale per il governo del territorio (12/2005), in particolare cambiando le parti su diritti edificatori e vocazioni edificatrici e rivedendo gli aspetti legati ai profitti per l’amministrazione derivanti dall’incasso degli oneri di urbanizzazione.

È finito il tempo delle buone prassi. È il momento di agire.

Se avessi i mezzi… pedalerei!

Quando pensiamo all’ambiente molti di noi sono convinti di avere a che fare con un problema al di là della propria portata.

Non è così, perché, come in ogni cosa, è il contributo di tutti che può provocare il cambiamento.

Un cambiamento che oggi non è più rimandabile, per moltissime ragioni.

Prima fra tutte il fatto che quando parliamo di ambiente stiamo parlando di un bene non rinnovabile. E dovremmo tenerlo a mente quando leggiamo che l’area in cui viviamo è tra le più inquinate d’Europa.

Il suolo che consumiamo, l’aria che contaminiamo, non torneranno ad essere migliori per un processo di auto generazione. È importante che questo lo capiamo tutti in fretta, per garantire a noi stessi e a chi verrà dopo di noi una qualità della vita migliore rispetto a quella cui ci siamo abituati e – spesso – rassegnati.

A Milano entrano ogni giorno circa 474.680 city users e si spostano in auto ogni giorno 268.282 vetture, per una media di circa 1,26 persone per automobile. Le sole auto private occupano il 27% dello spazio ovvero quasi un terzo delle città italiane (fonte: rapporto Anci 2016).

Potenziare i mezzi pubblici del sistema regionale è un dovere. Perché certamente i cittadini sono disposti a utilizzare i servizi se funzionano, e il vantaggio per tutti sarebbe enorme. Anzitutto, in termini di tempo: il tempo non solo è denaro, ma è anche qualcosa che una volta speso non può essere ridato indietro. Oggi nelle nostre città piene di scatole di latta ci muoviamo alla stessa velocità con cui ci si muoveva con i calessi alla fine dell’Ottocento. Per questo siamo convinti che la bicicletta sia il mezzo su cui puntare per Milano e per la Lombardia.

Noi pensiamo a città a misura d’uomo, in cui sia possibile muoversi in sicurezza a piedi e in bicicletta con la diffusione di zone in cui il limite di velocità sia di 30 km/hrafforzando la rete di piste ciclabili non solo dentro di Milano, ma anche verso le direttrici che si snodano attorno alla città, mettendo in circolazione mezzi pubblici adatti al trasporto delle biciclette. Bisogna promuovere, anche attraverso incentivi, l’acquisto di biciclette, anche elettriche, che possono raggiungere velocità importanti e azzerare la fatica negli spostamenti

Vogliamo un sistema di mezzi pubblici interconnesso, specialmente in provincia, per permettere a ognuno di noi di muoversi ogni giorno per raggiungere i propri luoghi di studio e di lavoro in modo rapido ed ecologico.

Tutto questo è possibile se l’amministrazione si assume il ruolo di regista di questa trasformazione, mantenendo pubblici i servizi di trasporto. Devono essere sviluppate le infrastrutture necessarie, pensando a sistemi integrati di mezzi e anche a un sistema di bigliettazione unico che possa consentire a ognuno di noi, a un prezzo equo – senza rincari a casaccio – e con comodità, di servirci dei diversi mezzi a disposizione in modo agevole.

La recente approvazione della legge per la mobilità ciclista va proprio in questa direzione. Una trasformazione che non solo rivoluzionerebbe, in meglio, la nostra vita quotidiana, ma darebbe impulso alla crescita economica in ambiti che oggi registrano già trend positivi ma sono ancora marginali. Le ricadute positive sarebbero importanti anche sotto il profilo dello sviluppo turistico della nostra Regione, mettendo al centro una promozione del territorio strettamente legata ai temi della sostenibilità ambientale, anche in Lombardia.