La politica, quando guarda al bene comune, è una gran bella cosa

Abbiamo portato avanti una campagna elettorale cercando di parlare solo di contenuti, rispettando le opinioni diverse dalle nostre e provando a offrire una prospettiva di cambiamento radicale e realistica allo stesso tempo. Perché la cosa che più ci interessa non è far capire quanto siano scarsi o di destra gli avversari, ma riportare le persone a fare politica, per costruire assieme una società più libera e uguale, che rispetti le minoranze e si occupi innanzitutto dei più deboli.

Raccogliere voti dati con convinzione, anziché contro qualcuno o qualcosa, è un buon investimento sulla gestione da parte della collettività, ciascuno secondo le proprie piccole responsabilità, di quel bene comune chiamato Terra.

http://bit.ly/2teGAzd

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Lombardia al voto: le istanze della comunità LGBT*

Ho sottoscritto tutte le proposte programmatiche contenute nel documento elaborato da Arcigay Milano. perché le trovo pienamente coerenti con le mie posizioni e con quelle di Possibile (e Liberi E Uguali), con cui da tempo lavoriamo nella stessa direzione, sia sul matrimonio egualitario e le adozioni, sia sul contrasto all’omotransfobia e sull’educazione all’uguaglianza nelle scuole.

In generale, penso una cosa molto semplice: i diritti non sono favori da elargire, ma atti dovuti, anche se spesso conquistati faticosamente, che possono rendere migliore la nostra società. Non si tratta di togliere qualcosa a chi lo ha già, ma di dare pari dignità a tutte le persone, in coerenza con il dettato costituzionale, a partire dall’articolo 3.

Repubblica degli stagisti

Ho sottoscritto il “Patto per lo stage 2018” perché la precarietà lavorativa delle giovani generazioni è un danno per tutto il paese, perché sono convinto che il lavoro va pagato, altrimenti si chiama sfruttamento, perché – l’ho vissuto sulla mia pelle – gli uffici di job placement delle università pubbliche funzionano e devono essere dei punti di riferimento per chi, dopo gli studi, cerca lavoro.

Per ridare credito alla politica bisogna prendersi impegni concreti e rendere conto del proprio operato. Dimostrare insomma che è possibile cambiare in meglio la vita di tutte quelle persone che fanno fatica.

(Non nascondo un certo stupore nel constatare che tra i firmatari del patto ci sono candidate e candidati che, a livello nazionale, hanno sostenuto e sostengono politiche di precarizzazione e svalutazione del lavoro.)

La dieta del traffico

Per raggiungere gli obiettivi fissati dagli accordi di Parigi sul clima, dovremo lasciare sotto terra la maggior parte dei combustibili fossili di cui sappiamo di poter disporre: circa l’80% del carbone, la metà del petrolio e un terzo del gas.

Non si tratta di ambientalismo da hippies. Abbiamo davanti una sfida gigantesca e dobbiamo affrontarla ora per migliorare la qualità della vita di tutti, promuovendo investimenti che generino buona occupazione e incentivando stili di vita sostenibili.

Per questo ho sottoscritto il documento di documento di FIAB, per una Regione più a misura di persona.

Ventimiglia: confini disumani

Quella che segue è una breve panoramica sulla situazione a Ventimiglia nell’agosto del 2017.

 

Io e Valeria siamo stati a Ventimiglia lo scorso fine settimana. In così poco tempo, l’unica briciola di contributo che forse si può dare consiste nel provare a raccontare quello che ci siamo trovati davanti agli occhi.

Da poco più di due anni la Francia ha ripristinato i controlli alle frontiere, il che significa che chiunque arrivi irregolarmente in Italia non ha la possibilità di proseguire il suo viaggio, complice anche l’assurdità dell’obbligo di richiesta di asilo nel primo paese di arrivo, previsto attualmente dal regolamento di Dublino(sono in discussione alcune proposte di modifica).

Il risultato è che centinaia di persone, in larga maggioranza giovani uomini, di nazionalità prevalentemente sudanese (per chi vuole, qualche spunto su Sudan e Sud Sudan), sono bloccate a Ventimiglia, in attesa di una possibilità di varcare il confine. Sui treni passeggeri è ormai impossibile (c’è chi ha provato a nascondersi nei vani dei quadri elettrici, rimanendo folgorato) e pare che il controllo sia stato recentemente esteso anche ai treni merci. I sentieri di montagna e l’autostrada, con le sue gallerie, sono molto pericolosi, specialmente se percorsi di notte, ma nonostante tutto decine di persone tentano l’attraversamento della frontiera ogni settimana: la maggior parte viene respinta, qualcuno perde la vita.

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Molti migranti sono ospitati nell’affollato campo della Croce Rossa, compresi alcuni bambini e donneche vi sono stati trasferiti in seguito alla chiusura, avvenuta la scorsa settimana, del centro di accoglienza della parrocchia di Sant’Antonio. Il pranzo e la cena che vengono lì distribuiti non paiono essere per nulla abbondanti (alcuni ospiti ci hanno mostrato delle foto) e in generale le condizioni di accoglienza sembrano patire i numeri attuali. Inoltre il campo si trova a circa 7 km da Ventimiglia in una posizione estremamente scomoda per tutti coloro che tentano di passare il confine. Altre centinaia di persone, tra le 250 e le 300 in questi giorni (ma i mesi scorsi erano anche il doppio), dormono sotto il ponte della ferrovia di fianco a via Tenda e lungo le sponde del fiume Roja, in condizioni terribili, senza un tetto, senza servizi igienici né acqua corrente.

La situazione appare del tutto non gestita dal punto di vista istituzionale (addirittura questa primavera si era provato a impedire la distribuzione di cibo con un’ordinanza, poi ritirata): sembra non si voglia prendere atto della realtà e nulla viene fatto per provare a migliorare le condizioni disperate in cui queste persone sono costrette a vivere. L’approccio securitario che prevede controlli e periodici trasferimenti coatti all’hotspot di Taranto, oltre a generare un beffardo gioco dell’oca, non risolve nulla. Siamo di fronte a una situazione di illegalità nominale (per chi è nato in Sudan, Eritrea, Nigeria, Etiopia non c’è modo di entrare in Italia regolarmente) che genera marginalità sociale e conseguenti lamentele dei residenti, cui a volte manca semplicemente l’interlocuzione con qualche rappresentante delle istituzioni che non sia privo di umanità e coraggio politico.

Per fortuna c’è chi non si arrende alla deriva prima di tutto culturale che ha assunto particolare ferocia negli ultimi mesi.

Progetto20K è “un gruppo di donne e uomini che credono nel diritto alla libera circolazione per ogni essere umano e nella responsabilità di tutte e tutti nell’essere soggetti attivi perché questo diritto possa essere garantito e la sua conquista supportata”. Si tratta di ragazze e ragazzi spesso molto giovani che gestiscono un “info point” in via Tenda 8, aperto tutti i giorni tranne mercoledì e domenica dalle 14 alle 19, in cui offrono la possibilità di caricare il telefono, accesso a internet su appuntamento e consulenza legale. Distribuiscono quotidianamente vestiti e prodotti per l’igiene personale e svolgono un importante compito di informazione attraverso la loro pagina Facebook.

La Caritas distribuisce tè e pane con marmellata o nutella ogni mattina, eccetto la domenica in cui se ne occupano degli scout di Genova, mentre tutte le sere, attorno alle 19, nell’enorme parcheggio di fronte al cimitero, i volontari di Kesha Niya, in maggioranza tedeschi che hanno la base in cui vivono e cucinano subito oltre il confine, distribuiscono quasi 700 pasti, grazie anche al contributo economico e logistico di Roya Citoyenne, un’associazione di cittadini francesi della Val Roja.

La cena si svolge in modo molto ordinato e con l’aiuto di alcuni migranti. Al termine, il piazzale viene ripulito e si riprende a giocare a calcio, prima che faccia buio. Tutti i giorni polizia o carabinieri schedano i volontari presenti, con un atto che sa di velata intimidazione.

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In un periodo di tale assenza di umanità e di miopia politica, esperienze simili tengono viva la speranza che noi cittadini europei non abbiamo perso i nostri valori. È necessario parlare, esporsi, agire secondo le nostre possibilità, cercando di far uscire la propria voce dalla cerchia ristretta degli amici, offrendo una visione complessiva di società in cui i diritti delle minoranze siano i diritti di tutti, in cui si combattano le disuguaglianze sociali, in cui la solidarietà e l’unità siano efficaci strumenti di difesa contro i soprusi di chi pretende privilegi a danno della collettività e di costruzione di una società più giusta.

Il campo di Eleonas

Quello che segue è un breve reportage dal campo di Eleonas, ad Atene, dove io e Valeria abbiamo svolto attività di volontariato nell’agosto del 2016.

 

Il campo di Eleonas

Eleonas è un campo regolare, gestito dal governo greco, che sorge in una zona ex-industriale di Atene, polverosa e sconnessa tanto da dare la sensazione di non trovarsi in Europa, mentre piazza Syntagma dista appena tre fermate di metro e Kerameikós, a dieci minuti a piedi, è luogo di movida notturna. Lo spazio è diviso in tre aree, una delle quali, gestita da militari, ospita parte delle persone che vivevano nella tendopoli presso il Pireo sgomberata a fine luglio. In totale gli abitanti del campo, che hanno diritto ad entrare e uscire a loro piacimento a qualsiasi ora, sono circa 2500, di cui la metà bambini, provenienti in prevalenza da Siria e Afghanistan, seguiti da Iraq, Iran e Pakistan, cosicché le lingue più parlate sono arabo e farsi. Le nazionalità rappresentate sono in totale una trentina.

Project Elea (trovata grazie al sito http://greecevol.info/), messa in piedi da Andreas, un ragazzo greco, con l’aiuto di Paula, tedesca, si occupa, assieme ad altre organizzazioni tra cui Medici senza frontiere e l’UNHCR, delle due aree non controllate dall’esercito, in cui le persone ospitate sono poco più di 1500, di cui 800 bambini. L’orario di lavoro per noi volontari va dalle 14 alle 22 e in ogni caso non è permesso rimanere all’interno del campo oltre le 22.30.

Le abitazioni sono prefabbricati, che ad occhio saranno di 20 metri quadrati, costituiti da due camere e un bagno centrale, con finestre e aria condizionata. In ciascuno di essi sono alloggiate dalle sei alle dodici persone, divise per famiglie, quando possibile, o per genere.

 

Il cibo

Vengono distribuiti tre pasti al giorno in due intervalli di tempo: il pranzo dalle 15 alle 16.30 e la cena e la colazione dalle 19 alle 21.30. Il cibo arriva già pronto, diviso in monoporzioni in contenitori di plastica, e le poche varianti in cui si presenta sono costituite da legumi (il meglio), pasta scotta (il peggio), riso con crocchette di pollo e delle specie di hamburger una volta a settimana; in aggiunta si danno anche pane, frutta (pesche e qualche rara mela) e spesso formaggio. La quantità giornaliera di latte a disposizione è talmente esigua (30 litri al giorno) che si aspetta circa una settimana per accumularne a sufficienza e poterne consegnare mezzo litro a famiglia.

I pasti vengono ritirati dagli abitanti del campo presso il prefabbricato dedicato, in cui lavorano sei volontari, mostrando un contrassegno che identifichi quale sia la loro abitazione. Questa attività è sicuramente una delle più indispensabili e permette di avere contatti, seppur fugaci, anche con le persone del campo meno propense a farsi vedere in giro, ma gli aspetti negativi non mancano. Il problema principale risiede nel fatto che il cibo non è certo appetitoso e, come già detto, il menu è molto ripetitivo, perciò non sempre tutte le famiglie lo richiedono. La conseguenza è che ogni sera si buttano tra le 200 e le 400 porzioni: una pesante contraddizione di cui è facile sentire il bruciore girando per Atene e osservando le centinaia e centinaia di persone, greci compresi, che vivono in strada.

 

I vestiti

L’altra attività cui ci siamo dedicati maggiormente è la distribuzione dei vestiti. Seguendo un metodo in evoluzione che non stiamo qui a spiegare, le famiglie vengono a chiedere ciò di cui hanno bisogno presso la casetta prefabbricata dedicata e possono ricevere al massimo un capo d’abbigliamento per tipo per persona (una maglietta, un paio di pantaloni, un paio di calze e di mutande e così via). C’è gente che ha solo i vestiti con cui è arrivata, il che vuol dire niente cambi per settimane. Tutto quello che si distribuisce proviene da donazioni, alcune meritorie, altre meno: vista la quantità di vestiti destinabili alla pattumiera e la fatica che si fa nel selezionare il materiale, abbiamo capito una volta di più quanto sia importante chiedersi se si darebbe ai nostri figli quello che stiamo regalando. Donare non vuol dire svuotare il guardaroba per disfarsi della fuffa immettibile. A volte alcune persone respingono diversi capi prima di decidersi: è più che naturale, anche se può non essere immediato da accettare, ed è anche un’occasione di contatto e di dialogo con intere famiglie.

 

Gli abitanti del campo

Nei mesi di luglio e agosto è stato messo in atto un piano straordinario del governo greco per cercare di inserire a scuola, da settembre, quanti più bambini possibile, per cui duecento di loro hanno frequentato dei corsi ad hoc. Gli adulti invece non hanno nulla da fare, se non arrovellarsi il cervello sulla loro situazione difficilmente sostenibile (una persona ha tentato il suicidio nei giorni in cui abbiamo lavorato ad Eleonas) e questo è uno dei problemi più evidenti. Le attività ricreative (sport, cucito, yoga, giardinaggio, …) portate avanti da Project Elea sono un tentativo di riempire questi immensi spazi vuoti e si sta cercando di coinvolgere sempre più gli abitanti del campo, in modo da renderli autonomi perlomeno nella gestione del loro tempo libero.

Inutile (ma forse non per tutti) sottolineare quanto un telefono con cui si possa comunicare via internet sia fondamentale per famiglie che si trovano a migliaia e migliaia di chilometri dalle proprie case e che hanno perso tutto. Il cellulare diventa anche un deposito di ricordi da conservare e da condividere: le persone che, durante la nostra permanenza al campo, ci hanno generosamente ospitato per un tè con frutta o dolci spesso mostravano con un misto di orgoglio e malinconia le foto delle case che hanno abbandonato o dei parenti e degli amici da cui si sono separate.

Abbiamo conosciuto ragazze e ragazzi svegli, che parlano tre o quattro lingue e svolgono la funzione di interpreti presso i genitori, con ancora i loro sogni intatti, ma anche altri timidi e impacciati, che hanno faticato tanto ad aprirsi, ma che sono rimasti estasiati le volte che al mattino li abbiamo portati in spiaggia. Abbiamo incontrato adulti desiderosi di tornare nei loro paesi una volta terminati gli orrori che li hanno portati ad abbandonare i luoghi a loro familiari ed altri disposti a ricominciare da capo in Europa, gente disillusa, stufa di essere prigioniera in un limbo di incertezza, persone di cultura e altre che invece non hanno potuto studiare, famiglie che già erano emigrate e avevano vissuto alcuni anni in paesi come Siria, Libia, Iran, Libano, prima di sbarcare in Grecia: insomma, un’umanità dalle mille sfaccettature, con in comune il fatto che rischiare la propria vita e quella dei propri figli nel deserto, in mare, con i trafficanti di uomini, significa aver avuto delle valide motivazioni.

 

Atene e i profughi

Come già accennato, la città, un po’ svuotata dalle ferie d’agosto, appare al collasso per quanto riguarda l’accoglienza di migranti e rifugiati: il popolo greco sta facendo uno sforzo di generosità non indifferente, ma la situazione sembra poter precipitare da un giorno all’altro. Nonostante questo ci è capitato di assistere a numerosi episodi di empatia e di integrazione. In particolare un venerdì sera, in piazza Exarchia, centro di un quartiere con numerose esperienze di autogestione, alcune molto positive altre forse meno, dei ragazzi Siriani e Afghani, ospitati all’interno di case occupate della zona, hanno cominciato a mettere su musica e a ballare: nel giro di un’oretta centinaia di uomini e donne di tutte le nazionalità, Greci e noi volontari del campo compresi, suonavano e si scatenavano al ritmo di brani mediorientali. A mezzanotte e mezza è finito tutto, per non disturbare troppo gli abitanti della piazza. È stata una parentesi felice, velata da un ottimismo quasi sognante, in una realtà in cui è davvero complicato non lasciarsi andare al pessimismo più nero.

Vorremmo infine segnalare due realtà di accoglienza non ufficiali, ma ben gestite. In particolare l’Hotel City Plaza, chiuso a causa della crisi e occupato da aprile, accoglie 400 persone, tra cui 180 bambini, ed è gestito soprattutto da volontari greci attraverso regole chiare e precise, con la collaborazione degli ospiti per quanto riguarda le pulizie e la cucina. Poco distante sorge una scuola abbandonata ora occupata, la Jasmin school-squat, in cui vivono 350 persone, gestita da volontari in maggioranza spagnoli, in cui purtroppo non riescono a garantire più di un pasto al giorno.

 

Breve riflessione

Un’esperienza di volontariato del genere, è dura ammetterlo, nonostante arricchisca un poco chi la vive, non serve praticamente a nulla se diventa una scusa per lavarsi la coscienza e lasciare che nulla cambi: la nostra utilità al campo si è limitata al fatto di far sentire lievemente meno sole e abbandonate persone che chiedono unicamente di essere trattate con la dignità che si deve agli esseri umani, e forse nemmeno a quello. Tralasciando il fatto che noi, quando vogliamo, ce ne torniamo alla nostra vita di privilegiati, mentre loro rimangono intrappolati nella miseria della loro condizione. I volontari sono la faccia “accogliente” di un’Europa che tra qualche decina di anni si vergognerà di questa orribile pagina di storia e, per non essere considerati una semplice mano di vernice che copre le brutture di un muro in rovina, non ci resta che lottare politicamente nei nostri rispettivi paesi, senza usare i profughi come cavie per rivoluzioni (o presunte tali) che ci stanno a cuore, ma cercando di garantire loro i nostri stessi diritti, tenendo presente che la loro condizione è fragilissima. E no, questo non esclude di combattere allo stesso tempo tutte le altre disuguaglianze che inquinano la nostra società.

Qui un reportage lungo, approfondito ed estremamente interessante sulla situazione del Medioriente, qui ci sono informazioni sui corridoi umanitari, organizzati da Mediterranean Hope e questo è un progetto che Possibile sta mettendo in piedi, a partire da dati concreti.

Diario ghanese

Per chi avesse tempo e voglia, qui di seguito c’è il mio diario delle sette settimane (più una da turista) che ho passato in Ghana nel 2013, dopo essermi laureato, ospite di una famiglia locale. In teoria avrei dovuto fare il muratore, ma sono finito a insegnare.

Si tratta di un racconto piuttosto ingenuo, al quale però sono molto affezionato. Di fatto, senza alcuna retorica, quel viaggio mi ha cambiato la vita.

 

6/9

Aeroporto di Addis Abeba. Tutto è verdissimo, fiumi in piena color caffelatte. La lingua etiope fa ribaltare dalle risate (provare istruzioni di sicurezza sull’aereo).

Accra. Fantastico: bagaglio perso. Domani arriva? Penso di sì. Penso?! Cristo.

Mi recupera all’aeroporto Daniel (prima domanda che mi fa: sei sposato?), un ragazzo dell’associazione, ha l’aria riservata e sembra più giovane dei suoi 27 anni. Cosa fa nella vita? Non so, faccio una fatica boia a capire il suo inglese: qui lo studiano come lingua madre fin dalla scuola primaria, ma la pronuncia è tremenda. Giro con lui per la città: è stordente. Il traffico è un deliro (completo delirio), i pedoni rischiano come ricci in autostrada, il numero di semafori è pari al numero di strade diviso mille. Pieno di tro-tro: mini bus semiabusivi con conducente (follemente allegro e allegramente folle) e bigliettaio (ragazzino urlante che fa gesti con le mani per spiegare la direzione a nuovi possibili clienti) che tirano su chiunque li fermi; la dimensione è quella di un doppio vetrino volkswagen, ma dentro ci si stipa in 20.

Il mercato è da non crederci: ha l’estensione di una città e brulica brulica brulica di gente. Cambiati soldi in uno sgabuzzino nascosto con ventilatore e ciccione inclusi. Profumi e puzze si mischiano, pesce, pomodori, stoffe, smog…

In cerca di un hotel visto baracchino di carni dal nome (scritto esattamente cosi’) “God is not asleep pork center”. Qui pieno di posti con Jesus e God nel nome. Trovato hotel da 45 GHC a notte (1 euro = 2,8 cedis). Hotel ad Accra sono cari.

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7/9

Kumasi. Sono ospite da un altro ragazzo dell’associazione (32 anni, moglie e 2 figli). Bagaglio recuperato. Ho preso un volo interno (piccolo vecchio aereo spagnolo). L’aeroporto di Kumasi è da film: aeroplani piccoli piccoli, verde selvaggio ovunque, cielo enorme e sgombro, sole che si avvia al tramonto (alle 17.30: qui niente ora legale).

Mi vengono a prendere Richmond (il mio referente dell’associazione) e il ragazzo che mi ospita con macchina senza targa. Ottima cena (piccante) nell’ufficio (ufficio…) dell’associazione e conosco Siaka, il mio padre ospitante: zoppica vistosamente (gamba destra sifula).

La casa è strana. Piedi nudi, odori strani, mi sento appiccicoso.

Il traffico di Kumasi è mostruoso. Suonare il clacson vuol dire “brutto stronzo, ma che cazzo fai”, “levati di mezzo pirla, passo io”, “prego, passi pure”, “ueh, ciao capo”, “attenzione pedoni, che vi falcio”.

 

8/9

Akomadan. Viaggio pazzesco in tro tro: 19 adulti e 2 bambini, pigiati come acini d’uva, col bagagliaio (inesistente in quanto occupato da sedili) chiuso (chiuso…) con una corda, pieno del mio zaino, sacchi di riso e varie robe.

A Kumasi colazione abbondante a pane e uova in casa. Nestlè abbonda.

Per strada mi son chiesto se stavo vedendo un documentario o vivendo la realtà. Verde ovunque (è stagione delle piogge).

Casa di Siaka Stevens (soprannome Misthy Cee, 49 anni) tutta su un piano. Da fuori sembra casa normale ma ha solo i muri in pratica. No mobili nè niente. Qualche sedia in plastica, due tavolini grandi come un piatto da pizza. È un corridoio all’aperto (sotto una tettoia), da cui partono le stanze. Cortile di terra rossa. Vive con madre (quasi 80, marito morto a quasi 90 il primo di giugno), fratello minore (di nove) Marvin (29), sorella con marito e figlie + figlio piccolino (Jasmine, Aisha, …). Figli e moglie? Ha 1 fratello e 2 sorelle in Germania (Monaco) e 2 fratelli in Spagna (Barcellona).

Le donne fanno tutto.

Paese incredibile. Casette e negozi baracche (ripara tv, tutte di 40 anni fa, parrucchieri, ricariche telefoni, acqua, verdura, riso, mais, bustine di roba da colazione, olio, benzina, …). terra rossa. Lo strano sono io. Il piccolino di famiglia ha paura di me (uomo biango!). Galline ovunque coi pulcini, legna, pecore, capre, papere miserabili, bambini e bambine a frotte, qualche cane e gatto, moto, auto scassate, cortili con panni stesi, fumo, donne che cucinano sul fuoco, polvere umido, strette di mano di qua e di là (ma don’t shake your hands with her, shès unnormal, shès mad, detto di una donna).

Colori a non finire, soprattutto nei vestiti delle donne.

A Kumasi oltre la metà dei cartelloni pubblicizzano reverendi, cosi’ a occhio del cazzo. Una chiesa dietro l’altra, tutte cristiane, tutte di diversi credo. Siaka e la sua famiglia sono musulmani (ma non troppo osservanti direi, a parte niente maiale e niente alcol).

Cesso trauma! Buco nella pietra in cima a 2 scalini, con tanto di blatta enorme sul soffitto.

Mi danno un sacco da mangiare (ospite super sacro): riso piccante con la vecchia (what a onour, yoùre eating with my mom!) con cucchiaio ma stessa ciotola e più tardi riso lattoso con zucchero e Arachidi con Misthy.

Quando arriva un ospite (in continuazione: terun) una ragazzina porta sedie e acqua potabile in busta.

Cena commovente. Prima con Misthy dalla stessa ciotola (no mano sinistra!) una specie di colla (pestata in un mastello con un mega bastone di legno), si chiama fufu, da buttare giù (impossibile masticare) con sugo piccante e pesce, poi da solo, in portico-corridoio, kasawa: tubero con sugo piccante.

Stupendo: Aisha lava nella tinozza in cortile il piccolino, che per non vedermi tiene tutto il tempo gli occhi chiusi!

Il ragazzo di Kumasi stamattina mi dice: “Ciao, dioccane, dioppocco!” e sa cosa vuol dire… Ma non era cristiano? o musulmano? Fa lo stesso, sono le parole di italiano che sa.

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9/9

Niente lavoro oggi. Accompagno Misthy alla motorizzazione di Tekyman. Deliri. Corridoio buio, piastrelle, terra battuta, lampade a basso consumo (sono così dappertutto) e bassissima luminosità (idem: nella mia stanza devo usare la pila da testa). Sui lati si aprono e chiudono porte in continuazione. Uffici piccoli, bui, ventilatore a soffitto, divani improbabili improbabilmente incastrati, girandola di poveracci incastrati tra gli artigli di burocrazia classista, lenta e corrotta.

Pranzo in casa di qualcuno li’ vicino. Cortile, terra, sporco, galline. 1,5 GHC per una roba tipo la cena di ieri (è banku), ma stavolta sa di vomito. Avrei fatto a meno vista abbondante colazia con pane e uova e cipolla, ma tant’è…

Per ora il mio stomaco regge (si spalleggia, in trincea, col mio culo).

A casa 4 gatti e galline varie. Letto scomodo: materasso sottile in gomma piuma. Arredamento: letto, 2 sedie, trave che uso come appendiabiti, presa di corrente. Alle 19.30 è buio, alle 3 il gallo del cazzo inizia a rompere le palle e subito vai con la banda dei galli di Akomadan, poi alè con le pecore del vicino e i gatti. Alle 5 le donne iniziano a pulire casa e a far da mangiare. Alle 6.30-7 mi alzo.

Visita pomeridiana alla scuola: conosco la moglie di Misthy e 2 suoi figli (ne ha 5 in totale, ma stanno a Kumasi (?)): Brais (12) e Siaka (10). Puliscono perché domani ricominciano le lezioni.

Non riesco ancora a inserirmi in famiglia: ostacolo lingua. Chi non è stato a scuola non sa l’inglese. Il twi (dialetto della Ashanti region) è un bel casino.

Mi danno un casino da mangiare e mangio sempre per primo, da solo sotto il portico. Onore.

Prima stellatona, sopratutto quando va via la luce (varie volte).

Dopo cena doccia. Sorpresa: ci sono il tubo e il sifone, ma usano l’acque piovana, per cui la doccia è un secchio da 8-10 litri. Ma mi hanno scaldato l’acqua. Non fa affatto freddo, ma fa piacere. Me la sono fatta bastare.

Inizio a prendere confidenza coi tro tro (non sono abusivi! Visti 2 controlli della polizia…va bene così!).

Paese pieno di bambini che mi dicono brunie (white man!) e vogliono giocare e stringermi la mano. Difficile parlare con loro (solo quelli più grandicelli sanno l’inglese), ma facile farli contenti (impazziti per macchine fotografica!).

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10/9

Alla scuola (3 anni di nursery e 6 anni di primary). Motto mi piace molto: Education is the best weapon to change the world. Scuola aconfessionale, mica come altre che si chiamano in the name of the lord e palle varie.

Pare sia pratica comune usare il tappo della bic come cotton fioc. Parlo coi maestri (2 anziani qualificati, gli altri ragazzi con diploma dai 19 ai 27 anni). Oggi primo giorno, quindi non si fa una mazza. Domande varie: in Italia che orari avete per l’elettricità? Sei sposato? Sei bravo a calcio? Sei cristiano? Musulmano? E allora che cosa sei? (Argomento spinoso, ma grazie ai due insegnanti anziani me la sono cavata molto bene spiegando che sono ateo e perché, cercando di non offendere). In Italia credete negli idoli e nei demoni? Messi, Ronaldo, Bale quando segnano fanno dei gesti per ringraziare i propri demoni.

Una maestra scherzando mi dice di sposare una sua amica e di farle un figlio bianco! Io dico: ma poi nasce nero lo stesso! Uno mi dice: se il tuo sangue e forte il figlio nasce bianco…

Tutto il mondo è paese: il sarto della cittadina è gay. Primi ragnazzi di dimensioni in bagno.

300 euro a Madrid per una stanza? A Kumasi è almeno un anno.

Ora per la prima volta diluvia di bestia. La vecchia asciuga per terra. Posso farlo io? Mi guardano con un riso bonario: no. Posso aiutare col fuoco in cortile? No, tranquillo. Da domani lavori.

Dopo cena sono riuscito a familiarizzare con Hawa (sorella di Misthy) e le figlie Jasmine (14) Aisha (credo 10) e Richarda (direi 7-8), grazie a loro!

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11/9

Primo giorno di lavoro e prima giornata molto soleggiata. Dobbiamo intonacare e fare il pavimento di un edificio. Refettorio + aule aggiuntive. Tre operai locali (pagati in regola!) + io e Maxwell (ma ci ho messo mesi a capirlo…dio che cazzo di pronuncia!), un orfano di 23 anni che ha completato la senior high school, ma non può fare l’università (costa intorno ai 30000 GHC!). Sogna di andare negli USA (ha un amico li’) o in Italia (un suo fratellastro gioca in serie b di calcio. Ovviamente. Calcio unico sport qui. Premier League la più seguita, Chelsea squadra preferita: è piena zeppa di negher!).

I 3 operai sono giovani (tra i 20 e i 30). Difficile rapporto con loro: non sanno l’inglese (probabilmente mai andati a scuola) e poi loro sanno il mestiere, io sono l’imbranato di turno. Ieri e oggi, colazione: uovo, pranzo: riso piccante, cena: riso piccante con pesce.

Oggi il sole mi ha intontito.

Il piccolino ha ancora paura di me, ma con glia altri confidenza! percussioni su ex borsa frigo. Gicattoli bambini: sassi, copertoni di auto da far ruotare con bastoni, bastoni con in fondo inchiodate ruotine di plastica. Rispetto assoluto per i più grandi.

Sono manovale di bassa lega: mischio sabbia, cemento e acqua e distribuisco la malta agli operai. Non esistono macchinari di alcun genere, nemmeno betoniera: tutto a mano!

In pausa pranzo mi hanno insegnato ad andare in moto (solo prima e seconda per ora).

Sono distrutto. Schiena a pezzi, braccia anche.

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12/9

Stanza di Maxwell all’orfanotrofio (stesso complesso di scuola e edificio cui sto lavorando) molto ordinata e parecchi libri di scuola. Computer vecchio, rotto con scritto su Balotelli.

Materie di scuola: matematica, scienze, inglese, twi, educazione morale e religiosa (sono curioso di sapere cosa insegnano), educazione civica e tecnologie (senza alcuno strumento vagamente tecnologico).

Non solo i musulmani, ma tutti possono sposare più di una donna: basta avere i soldi per mantenerle, mi spiega Misthy. Un suo amico a Kumasi ne ha sposata una seconda e siccome è stato estromesso dalla sua setta cristiana ha fondato la sua personale setta del cazzo (perché tanto c’ha i soldi).

Chiedo a Misthy se sto levando il lavoro a qualcuno: dice di no, senza un minimo di volontariato e soldi di altri non farebbe proprio nulla (è lui il fondatore, ma i soldi sono finiti: per comprare il cemento ha fatto un debito col tipo).

Morto un gatto, più piccolo e miseramente conciato.

Cagotto in arrivo.

Oggi nell’intervallo di scuola bambini di 10 anni maneggiano machete con lama di un cubito. Portato con una bambina bidone d’acqua da 60 litri…ma come cazzo ha fatto?!

Ho le mani gonfie per il lavoro.

Ma solo io uso la carta igienica? Pare di sì.

 

14/9

Ieri brutta giornata. Ho imparato che Normix e Lariam non si sposano con lavoro spacca schiena. In 3 giorni abbiamo trasportato e mischiato a mano 600 kg di cemento e almeno 4000 kg di sabbia + oltre 700 litri d’acqua. Senza contare il trasporto della roba mischiata, che pesa da crepare. E poi il cibo a volte mi fa abbastanza cacà (ma non posso rifiutare), il che ha contribuito allo scarico per doppia conduttura.

L’altro giorno Maxwell mi dice “here in Ghana we make rubbish like animals” e ha ragione. Non esiste raccolta di alcun genere, almeno fuori dalle grandi città. Si butta in giro. Punto. Solo in buste di plastica da mezzo litro di acqua potabile è un’enormità.

Jasmin: “My mom is sad cause you’re feeling bad”. Ma ora sto molto meglio.

Passeggiando per il paese tutti salutano e vogliono parlare e i bambini vogliono giocare.

Ma Misthy quando mai prega? Adoro il Ghana perché se ne fregano della tua pelle, della tua religione e di chi sei figlio: qui amano e basta, sul serio. (Akomadan ha 3 moschee, a Milano nessuna? It’s not fair! Increduli.)

 

15/9

Stamattina volevo farmi il bucato, ma alla fine me lo hanno fatto Hawa, Jasmine e Aisha, calze e mutande incluse. Non sono riuscito a impormi anche perché loro sono delle lavatrici umane. tutto a mano e in tinozza. ovvio.

Un ragazzino, Takye Williams, mi “scorta” a prendere un taxi collettivo per Tekyman. 2 GHS, insieme a due grassone. Donne coloratissime in generale. Macchina: peugeot ante guerra, quadro andato, conta chilometri fermo oltre 200000, manette dei finestrini? niet. cinture? eh?! sorry, dovresti tenere fermo un pezzo di copri finestrino mentre andiamo, se non si tacca. ah, ok. Mezz’ora e sono a Tekyman. Chiedo in giro di un internet point e conosco Randy (21, high school finita, ora lavora col fratello: vendono scarpe e ferri da stiro. accoppiata vincente?) che mi scorta e mi lascia il suo numero di cell. call me when come here in town! All’internet point di fianco a me mamma con bambino. Lo allatta, poi lui si caga addosso… tutto naturale.

 

16/9

La zona della scuola-orfanotrofio è piena di lucertole giganti e colorate che scappano velocissime. Oggi niente lavoro. Sto ancora male e l’idea del cibo (in particolare di quello ganese) mi dà il vomito. Gioco coi bambini piccoli, sempre entusiasti e chiassosi. La scuola ha nursery, kindegarden 1 e 2, primary school 1,2,3,4,5,6 e junior high school 1 e 2. Poi il sistema scolastico ganese prevede jhs 3 e superior highschool 1, 2, 3. Ma il livello mi sembra assai più basso della nostra scuola (ma va?!)

Nel pomeriggio ho fatto lezione di mate per oltre un’ora e mezza a una jhs 1 (prima/seconda media)! Mi sembra siano abbastanza impreparati, a parte pochi svegli. Ma probabilmente sono io che non sono abituato e ho spiegato le cose in modo difficile e poi il mio e il loro inglese fa abbastanza schifo.

Il maestro di mate della scuola è semplicemente un ragazzo che copia dal libro. Sa più o meno le cose, ma non mi pare sappia granché spiegare, ma forse era teso perché c’ero anch’io in classe, tanto che poi ha fatto fare lezione a me. All’inizio ero stranito, poi mi sono abituato e mi è piaciuto veramente un casino!!! Abbiamo fatto le potenze di 10 e il sistema decimale.

All’intervallo bambini entusiasti se trovano in giro pezzetti di gesso.

Seguo una lezione di educazione morale e religiosa. Mi pare non serva a molto, ma almeno parlano di Dio, Allah e pure della religione tradizionale del paese. Legano sempre tutto a ‘sta cazzo di creazione. eccheppalle!

Tutti pensano che abbia più di 24 anni (barba) e si stupiscono che in famiglia siamo solo 2 fratelli. I peli di braccia e gambe roba strana: la scimmia sono io!

Verso sera Maxwell mi porta in moto nella natura fuori città. Verde selvaggio, fango, sole, villaggi con case di argilla e rami secchi.

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17/9

Ieri storia confusa: nell’ultimo villaggio un vecchio in tunica dice a Maxwell che sua madre sta molto male (contraddizioni africane: vive in una capanna in mezzo ai polli ma ha il cellulare). Lui non la vede da un anno e mezzo. Pare abbia bisogno di sangue (entro oggi?). Dove sta? Oggi partito con lui per eventualmente donare sangue. Lui distrutto. Alle 13.30 partiamo dalla scuola dove stavamo lavorando. In tro tro fino a Tekyman, da lì andiamo alla stazione dei bus: una distesa di lamiera e carne umana. Casino, colori e odori, grida. Non mi piace al primo impatto, mi sento spaesato. Il bus è già partito (non esistono orari). Aspettiamo quasi un’ora che si riempia un tro tro pietoso. Autista scontroso. Tutto rotto. Contachilometri fermo oltre 260000. Sulle strade ci fermiamo per riparare la frizione. Buche enormi, dossi spacca sospensioni, natura verde ovunque, cielo sconfinato. Arriviamo in ospedale dopo le 21. Finito orario di visita. Io sono uomo bianco e tu mi fai entrare. Ok, andate.

Madre scheletrica. La sorella la veglia. She was a big big woman and look at her now. Ora non si può donare. Angoscia.

Accolti in casa misera di suoi parenti. Divano e zona notte separati da tenda. In “cucina” (stanzino deposito di pentolame, si cucina fuori sul fuoco) puzza di pesce e roba marcia. In tv calcio europeo. pane e tè. A dormire in un tugurio, ma Maxwell ha portato per me lenzuola e zanzariera. Lui sta su un divano scassato. Dorme con la Bibbia e singhiozza.

 

18/9

Wa. Capitale della Upper West Region. Colazione come cena: pane e tè. Alle 5 di mattina andiamo all’ospedale. Non si capisce niente, non ci sono dottori (6 in tutta la struttura) e probabilmente non ne vedremo per 2 o 3 giorni, non si sa cos’ha la madre. Scontro con mentalità antica: la malattia non è qualcosa di cui parlare. Silenzio.

Alla fine riesco a comprare due sacche di sangue da donatori volontari (volontari un cazzo) per 50 euro in totale. Camere dell’ospedale: letti vecchi, materassi indecenti, neon intermittenti, ventilatori traballanti. Imbarazzo. Sono fuori posto. Ma Maxwell: mia madre dice che tu e dio siete i suoi salvatori (curiosità: quante sacche di sangue ha comprato dio?).

Pomeriggio visita al villaggio natio di Maxwell. Lungo la strada, che più dissestata non si può, bambini spalano la terra nelle buche per avere mance dagli autisti di tro tro.

Povertà diffusa, ma non miseria. Paese antico di contadini. Pieno di step sisters e step brothers. Caldo soffocante. Spaesato totalmente. Dialetto diverso dal twi. Case di fango e argilla, scavate in parte in terra. Vecchi accoglienti sdentati, famiglie numerose sorridenti e accoglienti, ma sono fuori contesto: sembro (…) turista ricco in cerca di attrazioni.

Scritta stupenda sulla soglia di una casa: if you think that education is expensive, try ignorance. Cena e pranzo a Wa: riso e pasta piccante con uovo sodo. La sera si parla di calcio, matematica e istruzione. Qui mancano libri da leggere.

Anche qui il piccolino ha paura di me.

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19/9

La mattina Maxwell mi dice che sua madre pensa di essere vittima di una stregoneria. Andiamo bene. Ma se non ci sono medici come cazzo si fa?

La stazione dei bus di Wa è un vero formicaio. Parto da solo, Maxwell rimane con la madre. Gli ho lasciato un po’ di soldi (lui mi ha dato un foglio intestato con la sua firma per ritirare i soldi dal suo conto in banca, che ammonta a ben 80 GHC, ma gli ho detto di spenderli per sua madre).

A pranzo mi mangio gelato e coca cola. bisogno di schifezze da occidente!

A Tekyman e Akomadan lieve sensazione di casa: posso salutare le persone nella loro lingua.

Ormai sono abituato che la doccia consiste in un unico secchio d’acqua.

 

20/9

Aspettando davanti alla moschea il bus per la scuola una bambina salta una corda di foglie intrecciate.

Misthy non ha soldi, quindi niente lavoro perché non può pagare gli operai. Dieta fissa riso piccante e spaghetti piccanti, dato che stavo male.

A volte i maestri danno bacchettate su mani e gambe dei bambini.

In classe jhs 2 caterva di domande: sposato? la tua famiglia? i nomi dei tuoi parenti? com’è la scuola in italia? tornerai un giorno? mandaci dei libri! pelle strana. Piacciono i miei capelli. Che bella Valeria (foto)! Canzoni e inni nazionali italiano e ganese.

Altro interrogatorio su dio con Misthy e una maestra, madam Regina: sempre tutto intorno a sta benedetta creazione. Chi ti ha creato? E l’aria che respiri? E i sogni? È il mio cervello (risate…) cazzo qui c’è bisogno di libri di scienze. Evoluzione, mai sentito? Davvero non credi che la Bibbia sia la parola di dio? (Davvero tu lo credi???!!!) Ma dico il meno possibile, non voglio offendere. Solo chiedo: perché devo aver bisogno di un dio con attributi variegati che mi dica cosa è giusto fare quando posso farmi un’opinione da solo, che tra l’altro voi condividete? In effetti concordano che ci sono anche religiosi cattivi e atei buoni (semplification). Dicono che molti volontari bianchi non riescono a credere in dio. Per citare l’eterno padre Pizzarro: cioè, famme capì, siccome tutto questo è troppo per essersi creato da solo, allora te inventi uno che non solo ha creato tutto questo, ma in più s’è creato da solo! Ma te voi propio complicà la vita!

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21/9

Giro per il villaggio. Tutti salutano e sono contenti delle poche parole di twi che ho imparato.

Pomeriggio con il master teacher Jhon (8 figli) alla Saviour Church di nonsoché, giusto per conoscere un po’ di strane realtà. Niente croci. Qualcuno ha preso il bianco e l’ebano e li ha gettati in una vasca di tubetti di colore esplosi. Donne coloratissime, uomini in tuniche bianche.

Viaggio in sei in un’auto senza sedili posteriori. Fai pure foto! Tutti gentilissimi. È un grande incontro di five districts. Assembramenti di persone, soprattutto bambini casinisti, mangiano cibo condiviso nei cortili delle case del paese. Invitato a mangiare con dei notabili del fufu, il tremendo cibo tradizionale (fufu, banku e riso, questi gli unici piatti, in pratica). Il sugo ha un sapore accettabile, sicché riesco a buttarne giù una quantità decente per dire ok grazie basta.

Poi mi fan sedere vicino all’altare. La mia ingessatura si scioglie pian piano grazie allo scatenato ritmo delle preghiere in musica. Donne che danzano. Coro di uomini a più voci, percussioni. Un ciccione importante mi spiega che cosa succede.

Poi vengo portato via da Prince, il giovane maestro di matematica, a conoscere la sua famiglia. Volevo stare li’, ma lui ci tiene. Tutti hanno ansia di conoscere uomo biango. Prince mi spiega che per alcuni i bianchi fanno fotografie per poi ridere in patria: li chiamate scimmie.

Non capisco bene la differenza tra NDC (il partito al governo da due mandati, ci sono state le elezioni a dicembre 2012) e NPP (principale oppositore), ma sembra una democrazia abbastanza sana.

A casa luce saltata tutto il giorno. Cielo stellato fantastico.

 

21/9

Misthy, il mio padre ospitante: chi erano i vostri colonial masters?

Il piccolo Nannaisa non ha più paura di me, anzi, mi chiama ofa, zio. Per due pomeriggi consecutivi gioco a calcio con un po’ di bambini del quartiere, che sono talmente contenti che non si accorgono nemmeno che sono una pippa magistrale. La sera a casa Aisha pela arance con un coltello gigante. Prima 2 per me. Vorrei darle la seconda, ma la sto offendendo. Poi ne dà una al cugino Siaka, alla sorellina Richarda, al fratellino Nanais, un’altra ancora per me e l’ultima, solo l’ultima è per sé.

Recitano una preghiera imparata a scuola: dear God, I know I have sinned. Quattro bambini africani sotto gli 11 anni.

I know I have always to obey you. (Il vero giornalista non esprime opinioni palesi, giusto?)

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22/9

Giornata piovosa. A dir poco. La sera, dopo essere sopravvissuto per l’ennesima volta al temibile fufu, osservo stupefatto Aisha e Richarda che, con coltellacci di un cubito, tagliano foglie di palma per fare una scopa. Voi le avete così in Italia? Eh no, non abbiamo palme. Tutti impressionati dai miei capelli (che belli! che coraggio!).

Poi seguo una musica e mi ritrovo a suonare batteria e percussioni con uno stuolo di bambini alla Nazarian Church. Hanno il ritmo nel sangue! E non è per dire banalità.

Successivamente seguo una musica veramente travolgente e finisco nella Christ Apostolic Church (tutte, assieme a un’altra mezza dozzina, nel raggio di 500 m da casa mia.): batteria, pianola e voci per l’appunto da negri e negre! Vengo accalappiato e mi tocca ascoltare la predica: il decan, da una lettera di San Paolo a Timoteo riesce a parlare solo ed esclusivamente di soldi (e a pubblicizzare il suo operato, dato che sta per cambiare distretto) e infarcisce le frasi di amen, ripetuti dal pubblico come formule magiche. Nelle parti di preghiera è una gara a chi sembra più invasato, con un sottofondo di Jesus, oh Jesus! che se il povero figlio del falegname fosse lassù troverebbe quanto mai fastidioso.

Allora ti aspettiamo anche domani: ma col cazzo! Vedi, sono molto cattolico… comunque siete grandi! Se avessi detto che ero ateo sarei stato probabilmente incatramato e impiumato.

 

23/9

A scuola manca materiale e metodo educativo. No libri, sì verga non è che funzioni alla grande, tant’è che anche i maestri, che hanno completatola shs, sono delle capre. Bambini entusiasti quando trovano per terra pezzetti di gesso con cui giocare. Mi immagino il mio bisnonno e il suo mondo: quante domande avrei da fargli!

In nursery and kindergarden non hanno un giocattolo. niet. Passano la giornata a scappare dalla verga e a ripetere ad alta voce l’alfabeto.

Specifico, scusandomi per aver scritto Dio minuscolo in precedenza (dal momento che intendevo in generale un essere immortale e creatore, non il Dio dei cristiani), che non ce l’ho con alcuna confessione in particolare: dico solo che le chiese sono costruite esclusivamente coi soldi dei fedeli e che ce ne sono 100 volte gli ospedali e 10 volte le scuole. Non esagero e non faccio retorica. La consolazione che offre il culto di una divinità non mi sembra una giusta ricompensa per il prezzo economico e culturale che questo popolo paga (ecco, l’ho detto: infatti non sono un giornalista.

Inviati altri 100 cedis a Maxwell. Sua madre ora sta meglio.

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25/9

Aule buie, niente luce elettrica. Ieri sul bus eravamo tutti a ciucciare canna da zucchero! I ragazzi cercano di leggere quello che scrivo e ridono del loro non capire.

Devastanti 2 ore in kg2: si placano solo quando riesco a procurarmi dei gessi e dei pezzi di legno su cui scrivere e disegnare.

Banane=la salvezza! Non è purtroppo ancora la stagione dei pomodori, quindi se ne mangiano pochi e bolliti e schiacciati in una spiaggia di ghanian pepper.

 

26/9

Prima dell’inizio delle lezioni tutti (eccetto qualche piccolino) in file e righe in cortile per preghiera e inno nazionale. Piano delle lezioni da cambiare: si insegnano cose che non hanno alcun impatto reale, tipo information and computer technologies (senza manco un mouse).

Durante l’ora di educazione morale e religiosa nessuno sta facendo lezione (perché?) e così entro e mi chiedono di fare lezione. È una primary 6. Spiego loro come riconoscere i multipli di 2,3,5 e nessuno ne ha la più pallida idea. Saltano pure l’intervallo pur di imparare! Bisogno di conoscere incredibile.

Una signora non mi crede quando le dico che anche a Milano ci sono persone che non hanno né cibo né un tetto; anche un paio di maestri stupiti, ma cercano di dissimulare. Persino inutile dirlo: possibili effetti nefasti su un popolo che ha la televisione ma crede negli spiriti maligni e cucina per terra.

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27/9

Stamattina diluvio universale e tante assenze tra bambini e maestri, così faccio una lezione ancora sui multipli e sull’infinità dei numeri naturali e dei multipli di 2,3,5,11. Ancora una volta strabiliante voglia di imparare e paura a dire la risposta sbagliata.

Una mezza matta clochard che vive intorno alla scuola è stata scacciata in malo modo oggi. Anche secchiate d’acqua. A un certo punto li fermo, ma non mi sento di fare molto di più. Non sono venuto a insegnare loro come vivere. Casomai come insegnare matematica.

La strada per Kumasi, capitale della Ashanti region dove vado a passare il fine settimana, è una lingua d’asfalto gigante srotolata, che si snoda tra vegetazione tropicale e piccoli villaggi incuriositi dalla mia faccia al finestrino. È la realtà non sempre piacevole del presente che squarcia un mondo di sogni, passato.

Kumasi. Kejetia Market assurdo. È il centro della città ed è una sterminata distesa di lamiera e bancarelle, che poi cola in tutti i rivoli della città. Senza fine: impossibile orientarsi. Penso di attraversarlo in diagonale, ma dopo 45 min sono al punto di partenza, dopo aver ricevuto schiaffi nauseanti di pesce e carne piena di mosche e polvere. La sera al ristorante con Lazu, l’amico che mi aveva ospitato l’altra volta. Ventilatori rotti, tv accesa con musica tamarra o fiction ben oltre il limite del ridicolo, tovagliette di plastica da asilo, fiori finti. 3 piatti: fufu, banku, riso piccante. Ma va?!

Campus universitario sproporzionato. Fuori contesto. Lazu mi spiega che gli affitti delle case sono molto alti (fino a 5000c all’anno) perché gli studenti vengono da famiglie ricche, ma c’è gente (tanta tanta) che guadagna sotto i 200 c al mese.

Strana sensazione tornare nella casa di tre settimane fa e trovarla molto confortevole.

In città, girando da solo , sono un po’ intimorito, per cui limito le foto, anche perché il clima è generalmente abbastanza accogliente, ma non certo come nella mia piccola cittadina.

In macchina, con sottofondo musicale piacevole, un tipo sbraita the Lord is the king forever. Contanto lui, io non fare il re di questo pianeta nemmeno per 2 minuti: basta guardare lo stato delle strade di Kumasi, vere e proprie mulattiere dissestate, in particolare in periferia.

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28/9

Un bambino mi scorta fino al national culture center, dove visito il prempeh II museum, con antichi oggetti e cimeli della famiglia reale ashanti, tutt’ora sul trono, seppur senza ruoli. Grande città, dunque qui la povertà si sente molto di più.: gente sdraiata ai bordi delle strade, in sommo contrasto con pubblicità di centri commerciali, telefoni, auto e l’immancabile x-factor.

La famiglia di Lazu, di cui in casa è appeso un ritratto che ha del raccapricciante, sta in Canada. La casa riflette le contraddizioni della città: grande televisore, cucina con bombole e acqua non sempre disponibile.

Per gli amanti di fantozzi va in pensione (pina, ho 2 di pressione!) pochiannifa sono passati al cedi pesante, per cui il suo valore è stato moltiplicato per 10000. Molto utile essere pratici con queste operazioni per sembrare un consumato ganese, soprattutto in grandi città. Anche le 2 parole di twi risultano utili per fare conoscenza.

Visito anche, sempre girando a piedi tra lo stupore di molti (ma uomo biango non si perde? certo ma cammino spedito così da non darlo a vedere), il palazzo del re, con tanto di visita guidata come prima e all’uscita faccio amicizia e mi ferma una mezz’ora a parlare con 3 ragazzi.

Dr Morris Cerullo promette una notte di miracoli, qualcun altro seven days of glory, qualcun altro ancora assicura che no matter what; God is in control. Sono vere e proprie star in tour, questi signori orologio-d-oro-ornati.

In una zona della città centinaia di baracche vendono solo vecchi pezzi di mezzi di trasporto (qualsiasi pezzo), tutti impolverati e arrugginiti. Nella via c’è traffico e non si respira.

Banchetto con scritto fast food vende ferri da stiro: pollo alla piastra. Un altro (e riesco a fotografarlo) si chiama God is good at all the time fast food e Gesù tiene in braccio una pecorella. Non capisco se si mangia Gesù, che è buono, o lui stesso mangia molto in fretta la pecorella che ha in braccio.

Con Lazu e un suo amico fouri città per un funerale (la tipa è morta 3 mesi fa, chissà che profumo). Cortile gigante, con musica tradizionale e musica funky stupende, gente in abiti tradizionali nero e rosso (permesso, anzi gradito, fare foto!). Poi cibo piccante (noooooo) e deliziosa (…) vanilla cola. Intrattengo un po’ di gente col mio twi e con il numero del cellulare apri bottiglia (inspiegabilmente li manda in estasi, Lazu soprattutto). I musicisti provano a chiedermi soldi per averli filmati, ma ormai so giostrarmi abbastanza, per cui tutto finisce in strette di mano e risate.

Tutti i taxi e i tro tro hanno scritte religiose benauguranti un po’ dappertutto. Alcuni sono anche for sale. Ma chi li compra?! Canali di scolo e mucche ai lati delle strade. Parecchie persone che conosco hanno parenti in Italia e per testimonianza mi mostrano il loro numero di cell italiano.

In banca una signora con velo e vestito tradizionale colorato entra e tira fuori dalla borsa unsacchetto della spesa zeppo di contanti per il cassiere: sono pazzi questi ghanesi!

Stasera Lazu mi dice: il figlio di quella che è morta è un profeta, puo’ predire il futuro e conoscere il passato. Spiderman è mio fratello: non sapevi avesse un fratello?! (ma sto zitto e quieto). Poi aggiunge: vogliodiventare un predicatore, la Bibbia is my weapon (bravo, ce n’è stringente bisogno.)

Cena take away (riso piccante e pollo) incartata in Reggio Emilia Sport.

 

30/9

Ieri i televisori di Kumasi erano zeppi di pagliacci assortiti, talvolta detti con reverenza pastors, decans, prophets, ecc …, con tanto di hotlines da chiamare per preghiere, consigli di vita e quant’altro. Non voglio fare, ripeto, di tutta l’erba un fascio, ma qui avverto un tale sfruttamento della paura e del senso di impotenza di fronte alla vita, che ovviamente prosperano, che talvolta ti vien voglia di aprir bocca e discutere… ma è il libero arbitrio baby!

Al mattino di ieri vengo parzialmente accompagnato da un ragazzo che fa la scuola d’arte e finiamo in un bar pieno di gente – tutti uomini – che beve birra. 5 cedis per 2 coche e una birra da 66. L’acqua per strada costa 0.10cedis mezzo litro (3.2 centesimi). Quando il tasso alcolico si alza me la squaglio. All’Armed Force Museum è pieno di armi ciulate a noi pirla (e pure colonialisti schifosi) italiani in Etiopia e durante la 2 guerra mondiale. Il tetto ha ben 116 anni! Wow! (anche le piramidi)

Nel pomeriggio partita inguardabile al Kumasi Stadium, contro una squadra di simulatori che non fa neanche un tiro in porta e gioca alla mc kinley. Del resto se giocano qui e non nella salernitana un motivo ci dev’essere.

Ma il biglietto costa poco più di 2 euro, in tribuna scottatura e sole negli occhi. Al 96′ un deficiente della squadra avversario la prende di mano in aera, sicché, nella gioia generale, l’ashanti kotokovince 1-0, con a sua volta ben 2 tiri nello specchio.

La cosa bella è che ero sotto 10 persone che suonavano incessantemente e da dio fiati e percussioni. Un vero concerto in piena regola!

 

3/10

Febbre passata. Finalmente, dopo 4 giorni, piove. Contento di essere venuto in questa stagione e non nei periodi di siccità. Il pozzo del villaggio è lontano da casa e cosi, se non piove, l’acqua a disposizione è pochina proprio.

Ieri sera discorsi scoraggianti: Maxwell, di ritorno da Wa, mi dice che effettivamente sua madre è vittima di stregonerie, ma lui non può farci nulla essendo un giovane inesperto: serve persona con grandi poteri. Poi parlo con Marvin, il mio fratello di 29 anni: discutiamo a proposito della vita e sull’ineluttabilità della morte. Certo, gli dico, che per alcune cose bisogna lottare, come una sanità accessibile per tutti, dove non devi pagare del sangue per non crepare. Eh, sì, mi risponde, ma sai, Dio ha fatto il mondo così, se è la tua ora è la tua ora. Quindi in sostanza in Italia se vuoi morire non puoi, qui, se vuoi vivere, cazzi tuoi.

In serata dignità persa: un ragno gigante (il più grosso visto finora) mi assedia in stanza e non posso non chiedere aiuto, a meno di rinunciare al sonno. Hawa e Jasmine lo massacrano coraggiosamente di insetticida e scopate. Ringrazio perché mi hanno salvato, faccia compresa: infatti hanno la bontà di ammettere anche loro che era una brutta bestia (ma solo perché balbetto dalla vergogna).

 

4/10

I lavori da muratore non so quando riprenderanno. Mi sono messo l’animo in pace: non ne avevo voglia, ma sono oggettivamente più utile come aiuto nella scuola.

A posto: pure l’headteacher Jhon mi chiede di dire ai miei che ha bisogno di soldi per la sua fattoria (infatti va sempre là e trascura la scuola).

Sto revisionando tutto con Misthy: orario, metodi educativi e di insegnamento (per quanto possibile), metodi di pagamento per cibo e bus, …

In jhs2 noto che spesso manca qualcuno perché va ad aiutare la famiglia in campagna.

 

5/10

Morta madre di Maxwell. Io e ciascun membro della famiglia gli diamo due soldi per partecipare al funerale.

La sera Nanaisa fa morir dal ridere: non vuole farsi pulire il culo e frigna. Ci credo! Usano vecchi fogli di quaderno! Sensazione di sentirmi un po’ in famiglia. Confidenza anche col marito di Hawa, Kwame, che è più presente perché anche lei è malata. E pure la vecchia Maame.

Portano tutto sulla testa, anche pesi enormi. Equilibristi. Ricordo la foto all’armed force museum e la guida che mi spiega: durante la prima guerra mondiale dovevi portarti dietro tutto l’equipaggiamento e guarda i soldati bianchi come sono in difficoltà. Perché non sanno portare la roba sulla testa.

 

6/10

Ad un funerale con la vecchia. Le fa piacere che l’accompagni. Bisogna fare un’offerta, l’altra volta non me n’ero accorto. Finisco in mezzo ai parenti della defunta 110enne (!) che mi trattano come uno di casa. Mi ritrovo seduto in prima fila con la gente che viene a stringermi la mano per le condoglianze! E mi danno la coccarda di famiglia in ricordo. Il più anziano dei figli, che a volte ho incontrato in giro, come sempre mi dice di portarlo in America quando vado via. Ma io sono italiano. Allora portami in Italia, mi piace l’Italia.

 

7/10

Tutto è in sacchetti di plastica: acqua, latte, riso, frutta. Mordi un angolo che sputi via e ciucci il contenuto. Son le loro merendine, ma se non iniziano a raccogliere la plastica ne saranno sommersi.

Due maestri a scuola: ti lavi i capelli? Con che prodotto? Quindi è lo shampo che li rende così, altrimenti li avresti crespi come i nostri? Continuo a fare il maestro di matematica. Il livello è disastroso, i metodi di insegnamento sono peggio.

Le palme, il buio via via più intenso, la falce sottile di Luna oltre la quale si intravede l’intera faccia: è un presepe (del resto son cresciuto con Gesù bambino anch’io).

 

8/10

Lo scorso trimestre si è rotto il motore dello school bus. Hanno chiesto un prestito in una banca locale di 3000 cedis. Interessi: oltre 1000 cedis. Strozzini! Ci metteranno tutto l’anno a ripianare il debito. Ora capisco cosa viene a fare ogni giorno a scuola una giovane impiegata sorridente, verso le 2 del pomeriggio.

L’headteacher John deve quasi sempre portarsi a scuola il suo last born (di 8). A volte lo colgo addormentato con il piccolino in braccio che dorme anche lui.

Leggo il regolamente della senior high school pubblica locale (chiamato sobriamente “i 10 comandamenti”): è obbligatorio presenziare alle funzioni religiose ed è severamente proibito talk to a girl into darkness.

I maestri menano spesso i bambini perché parlano tra loro in twi, ma poi, in modo naturale, sono i primi ad esprimersi nella loro lingua madre quando non stanno facendo lezione.

A casa sono ormai davvero parte della famiglia. E Nanaisa sembra un pupazzetto di cioccolato fondente.

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9/10

Ancora lezioni varie su frazioni, highest common factor e lowest common multiple, addirittura in jhs2 equazioni di primo grado. I ragazzi sono contenti di imparare e sono in molti casi davvero volonterosi, ma fanno una fatica! A parte rari casi, ma del resto, per quanto vedo, non hanno mai avuto un libro nè sono mai stati seguiti dai loro professori. All’intervallo mi chiedono di insegnare loro un po’ di italiano.

La sera gioco a calcio con frotte di bambini urlanti del villaggio. Si entusiasmano per un qualsiasi gesto amichevole od affettuoso. Uno a scuola, con enormi occhi dolcissimi e sempre sorridendo, ha preso l’abitudine di baciarmi le mani e, se mi becca mentre sono seduto, persino la nuca. Il maestro più anziano (70 anni, l’unico con passione e metodo (un minimo)) mi racconta che suo padre ha sposato 4 donne. Totale 25 figli. Famiglia molto benestante, infatti lui ha potuto studiare ed ha fratelli dirigenti di banca. Ma lui vuole stare in campagna e insegnare.

Parlando con una bambina molto sveglia al villaggio: perché non sei venuta a scuola oggi? My mother says no money.

 

10/10

230-250 bambini + 14 maestri portati alla scuola con 3 viaggi in un bus da 25 posti. Sono oggetto di continue attenzioni e gentilezze, anche da parte dei maestri. Oggi domande su come si vive in Italia e com’è la scuola. Io idiota: ma è meglio andare in Germania, o Danimarca, insomma al nord. C’è più lavoro e miglior welfare. Loro, realisti: (cretino danaroso bianchiccio) ma un volo per la Germania costa tantissimo. Per arrivare in Italia conosciamo gente che è andata in Libia a piedi (!) e poi ha preso una barca. Ma ci sono tanti morti. Muoio dentro, ma il mio povero inglese non mi assiste affatto nella condanna allo sfruttamento della disperazione, al razzismo e all’egoismo.

Qui contraddizioni continue tra il modello occidentale (il tutti uguali della scomparsa delle lucciole, ho finito da poco gli scritti corsari di Pasolini) e la grande tradizione di povertà dignitosa (anzi, orgogliosa, gloriosa), colorata, ritmica.

La sera Isha e Richarda giocano (in due!) a bandiera, con Jasmine arbitro e io spettatore non pagante. Isha fa la squadra Italy, Richarda abroad.

 

11/10

Mole National Park. Solito tro-tro fino a Tekyman. Le donne tengono spesso i soldi in fazzoletti di stoffa annodati. Poi tro-tro sardina sempre verso nord, fino a Fufulso, che non è una città come pensavo, bensì un incrocio stradale con6 baracche che vendono cibarie dall’aspetto poco rassicurante, ma pur bisogna pranzar.

Aspettando un bus che mi porti verso ovest parlo con uomini del posto, musulmani come la maggioranza della popolazione del nord. Piedi nudi e stuoie, mi offrono latte di capra e proviamo, nonostante non sia il dialetto della zona, a parlare in twi (ma non so dire quasi nulla!), perché l’inglese non lo sanno.

Poi arriva una bus. Il conducente ispeziona (dall’interno del veicolo) il motore e partono spruzzi di acqua e olio e fumate. Panico. Poi dopo qualche minuto di armeggiamenti sotto il mezzo tutto a posto. Senti, devo andare a Larabanga, sto dove capita, non ho bisogno di un sedile. Ok: seduto sulla ruota di scorta, sopra il vano motore, con schiena rivolta al parabrezza. Contachilometri fermo oltre 750000. 80 km di sofferenza: la terza (Tamale) e la quinta (Wa) città del Ghana sono collegate da uno stradone sterrato pieno di buche.

Sceso dal bus conosco tre mozzarelli, due tedeschi e un danese. Repulsione iniziale, ma son simpatici. Atteggiamento della gente del luogo: spennailturista! Fanno bene, non dico di no, ma che nostalgia della genuina e spontanea gentilezza in terra Ashanti, dove mi è capitato che qualcuno, dopo avermi accompagnato per ore, rifiutasse anche l’offerta di una qualsiasi bevanda.

Il motel è immerso nel parco, su una altura boscosa da cui la vista è stupenda. Lucertoloni, facoceri ovunque che grufolano. Uccelli in concerto permanente.

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12/10

Safari a piedi deludente, in compagnia di mozzarelle sovrappeso che bevono ogni 2 minuti, parlano tra loro e fanno foto anche alle loro scarpe. Non è l’ideale per avvistare animali.

Purtroppo è stagione delle piogge (ma c’è un sole della madonna), per cui l’acqua è ovunque e gli elefanti se ne stanno per i cavoli loro (il parco è 4000 e passa km quadrati).

Ritento nel pomeriggio col safari in jeep. Niente elefanti, ma antilopi divario genere, scimmie, uccelli e niente più. Comunque natura emozionante. Ma il meglio sono i contatti umani. Dei norvegesi o giù di lì mi chiedono curiosi se ho bisogno o no della crema solare. In quanto italiano, perdipiù abbronzato, sono visto come una specie a parte. Non sono nero, non sono bianco.

 

13/10

Dormo in una camerato da 4 letti a castello. Un mio compagno di stanza africano prende il materasso e si mette a dormire per terra. Abitudine, immagino. Ieri sera cena non al ristorante per americani sovrappeso, ma alla canteen delle guardie del parco, assieme ai 3 ragazzi nordici. Non male scambiare due parole con gente che ha un retroterra culturale simile al tuo (atei, socialdemocratici i due tedeschi, si dichiara conservatore il danese, ma è un terrorista rosso in confronto a certi cari compagni del pd). Abbastanza informati sulla politica italiana. Inizia la terapia pre rientro?

Stamattina alle 4 bus scassatissimo, ma con posto a sedere, direttamente dal parco. Lungo la strada sterrata agglomerati di case cilindriche di argilla e fango, con tetti di sterpaglie secche. Nel nord, proprio perché meno toccato dall’occidentalizzazione, le donne indossano i vestiti più belli e variopinti del paese: sull’autobus è una vera e propria sfilata. Il quadro di un pittore un po’ folle, ma con gusto artistico autentico. Poi bus STC: bus stile occidentale, ma con film nigeriani sparati a tutto volume. Nollywood, l’industria cinematografica nigeriana, è la terza del mondo.

Del parco mi porto un ricordo bello, ma il meglio sono davvero i rapporti con le persone. Anche qui, aspettando che l’internet point apra, faccio amicizia con due bambine che vendono sacchetti d’acqua all’incrocio e un’altra che arrostisce plantani mi porta una sedia. Sempre col sorriso. E senza volere nulla in cambio. Solo il piacere della diversità.

 

14/10

Mentre faccio lezione in jhs1 (gli insiemi) vedo un ragazzino in ultimo banco, Isaac, che dorme. Cos’è, hai sonno perché hai ballato tutta notte, chiedo scherzando (sono il solito idiota). No sir, I’ve been to farm all the afternoon until late night.

Alcuni maestri hanno le unghie di alcune dita molto lunghe. Credo per farsi riconoscere in quanto non braccianti o lavoratori di bassa lega in generale.

Discutendo con i maestri e la gente in giro viene fuori un grande scontento per i privilegi della classe politica (già sentita…), e hanno ragione, ma quando parliamo dell’impatto che avrebbe ridurre lo stipendio ai loro 200 parlamentari gli animi si raffreddano. In ogni caso non viene mai fuori una proposta, anche cazzuta. Paradossalmente i ragazzi sono più portati a pensare a cosa fare, invece di lamentarsi (seppur con ragione) di una situazione generale del paese che è frustrante. E il Ghana è nettamente tra i paesi messi meglio.

L’ultimo dei tre viaggi di ritorno del bus è drammatico. Investito un bambino di due anni nella strada principale (unica asfaltata) della cittadina. Il cortile di casa si trasforma in un via vai di gente infinito. Marvin, il mio fratello che guida il bus, è in prigione alla police station, ma tutti dicono che non poteva farci niente.

I bambini non capiscono la situazione e mi stanno intorno saltellanti e urlanti.

Comunque qui la morte è accettata in modo diverso. In parte religiosità cieca, in parte abitudine quotidiana.

Una bambina col fratellino sulla schiena, saputo quel che è successo e vedendomi camminare un po’ troppo in mezzo alla strada, mi tira da una parte preoccupata.

 

15/10

Vado a trovare Marvin alla police station. Cella 4 per 2 condivisa con un altro. Scosso. Pieno di gente che viene a parlare con lui. Poi visita alla famiglia del bambino. Tutti seduti nel cortile di casa loro vestiti a lutto. Con me c’è anche la mia famiglia ganese. Vengo ringraziato in ogni modo per la mia sola presenza.

Appena fuori orde di bambini giocano e strillano (oggi è vacanza. festività musulmana). Familiarità con la morte. Direi che è loro concittadina.

Nel pomeriggio continuo afflusso di gente a casa. Odewale, il maestro di twi della scuola, appoggiando un invito abbastanza esplicito a me rivolto, mi dice che dovrei provare anche le ragazze ganesi, per fare un confronto. E dov’è finito il puritanesimo religioso che ho incontrato nei loro libri di scuola?

Poi più tardi partitone Ghana / Egitto. 100 maschi negri assiepati in un angolo di un cortile pieno di panni stesi, davanti ad un televisore. Finisce 6 a 1. Folla in delirio. E tutti ringraziano Dio. Ma gli egiziani son più stronzi, che Dio ha deciso di far vincere il Ghana? Non lo domando, altrimenti mi rispondono si’.

 

16/10

In paese tocca salutare tutti sempre e ad ogni angolo, ma è un welcome continuo. I ragazzini in p5 e p6 non sanno fare le moltiplicazioni in colonna a due cifre. E alcuni non parlano praticamente inglese.

Stasera vista la seconda persona fumare (forse Kumasi esclusa).

I bambini non hanno libri. I pochi privilegiati comprano il testo di informatica (come se servisse a qualcosa oltre ad illudersi sulle salvifiche proprietà del grande futuro tecnologico (imminente)).

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17/10

Ignoranza clamorosa in geografia, anche dei maestri. Dopo scuola partitone a calcio. E i ragazzini mi portano dell’acqua, perché sono una schiappa e sudo come un matto.

Prince, un maestro della scuola: uno dei più famosi sacerdoti della religione tradizionale vive qui vicino. Fa dei miracoli pazzeschi, cammina sull’acqua. Ha una casa grandissima (ma va? ci avrei giurato. Almeno quell’altro che camminava sull’acqua era povero in canna). Se vuoi puoi consultare anche il suo sito internet (di uno stregone di religione tradizionale ganese. ma la contraddizione non pare scuoterlo.)

A casa Hawa, maame e Marvin spesso vestiti a lutto per dimostrare vicinanza alla famiglia del bambino morto.

Noto qui un’idea dell’Islam un po’ diversa da quella che ci viene da certe barbute teste di minchia e tanto volentieri propinataci dai grandi lottatori contro il terrorismo: due bambine vengono a scuola col velo: uno leopardato, l’altro con rose rosse e pajette.

 

19/10

Giornata a Kumasi per comprare libri per i ragazzi di famiglia. Trovo perle quali Il signore delle mosche e Pinocchio, oltre al vecchio Twain. In Kejetia Circle, il centro città (una rotatoria ingolfata di taxi e tro tro come e più di un alveare), si vendono poster dei calciatori famosi, con lo stipendio in evidenza: successo=soldi. Fuori dallo zoo si vendono pipistrelli grigliati (abbastanza impressionante).

Don’t urinate here appare sui muri di alcuni edifici (qui si piscia ovunque), accompagnato a volte da ‘by order’, o ‘please’ o ’50 cedis’ (multa palesemente inventata).

Al National Culture Centre incontro un ragazzo, Kwame, con cui giro un paio d’ore. Facciamo anche visita ad un suo amico parrucchiere, che inspiegabilmente espone, tra le altre, anche una foto di Rooney (pre trapianto).

Per ignoranza e/o povertà moltissima gente non viaggia e non ha la minima idea delle distanze all’interno del Ghana stesso.

 

20/10

Obama appare spesso sulle copertine dei quaderni in abiti presidenziali, qualche volta invece, nelle insegne dei chop bar, mentre addenta una coscia di pollo. Bello parlare con la gente in giro, anche se è faticoso e all’inizio non hai voglia, spesso vieni ripagato degli sforzi. Domani è il compleanno di Jasmine e mi chiede di portarle delle mele. Hawa la sgrida. Porto le mele e tutti mi ringraziano. God bless you (e te pareva).

Magico (malefico) influsso della televisione: sto parlando con la sorella di maame, la vecchia, da una mezz’ora, quando d’improvviso, dopo oltre 6 settimane di silenzio, la tv inizia a funzionare. Andiamo a vedere! Tutti calamitati come falene su un’alogena. Porta anche la tua sedia. Guardano un talent show musicale. Ma che ci azzecca con le vostre meravigliose tradizioni, i vostri canti, i vostri discorsi nella semioscurità, il silenzio del cielo infinito?!

 

21/10

Stanco. Voglia di normalità. Quanto è difficile essere diverso. Sognavo di essere diverso, ma alla pari, e invece sono il diverso ricco e istruito (ma va?!), ed è ancora più difficile. Posso solo vagamente immaginare cosa significhi essere il diverso morto di fame e ignorante. Cacchio, di quante persone in Italia non riusciamo a capire la disperazione!

La sera chiacchiere con Marvin: mi vede che osservo il cielo e la Luna e mi fa un po’ di domande. Gli racconto due robe sul Sole e la Luna e sulle stelle. Io, mi dice, ho visto un film, Avatar, dove ci sono delle cose incredibili. Ma sono vere?

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Diritto al tetto

“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari.” Dichiarazione universale dei diritti umani.

Le liste d’attesa sconfinate (ventiseimila domande solo a Milano e Città Metropolitana) e il drammatico numero di sentenze di sfratto (12.308 nel 2015, il 19% del totale nazionale, il 90% dei quali per morosità incolpevole), oltre alle continue alienazioni del patrimonio residenziale pubblico gestito da Aler e la floridezza del mercato delle aste giudiziarie, dimostrano quanto poco in questi anni la Regione si sia occupata di quello che è un diritto fondamentale della persona.

Pensiamo a quante risorse rinunciamo ogni anno a causa dell’abolizione dell’IMU sulla prima casa per chiunque, milionari compresi. Sappiamo che è una scelta nazionale, ma facciamo due conti grossolani: in Lombardia vivono quasi 4 milioni e mezzo di famiglie, circa il 75% delle quali in una casa di proprietà. Se prendiamo in considerazione una imposta media di 204 euro annui, significa che stiamo parlando di 700 milioni di euro, con i quali si potrebbero ristrutturare oltre 45000 abitazioni (contando 15000 € ciascuna).

Come ricordato anche altroveconcedere la residenza alle persone che hanno perso la casa o che in generale vivono in situazioni di irregolarità significa non privarle di diritti fondamentali. Questo permetterebbe anche di non pregiudicare il loro iter per l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica: una situazione paradossale, causata da criteri iniqui.

Ci ricordiamo dello Sblocca Italia come di una legge pessima. E lo è, ma va anche sottolineato che il comma 1 bis dell’articolo 26, che ha come titolo “Misure urgenti per la valorizzazione degli immobili pubblici inutilizzati”, afferma che “hanno priorità  di valutazione i progetti di recupero di immobili a fini di edilizia residenziale pubblica, da destinare a nuclei familiari utilmente collocati nelle graduatorie comunali per l’accesso ad alloggi di edilizia economica e popolare e a nuclei sottoposti a provvedimenti di rilascio per morosità incolpevole, nonché gli immobili da destinare ad autorecupero, affidati a cooperative composte esclusivamente da soggetti aventi i requisiti per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica.”

Di fatto questo articolo è a oggi lettera morta, mentre riteniamo che, come l’Unione Inquilini sostiene da tempo, una sua seria applicazione non solo sarebbe d’aiuto nel garantire il diritto a un’abitazione ma permetterebbe anche di ridurre il consumo di suolo attraverso la rigenerazione delle costruzioni esistenti.

Un progetto che abbiamo seguito da vicino e che riteniamo sia una buona pratica da valorizzare è quello del Residence Sociale Aldo Dice 26×1. Qui, in un immobile abbandonato al degrado e recuperato a vantaggio di tutto il quartiere, nel corso degli anni, decine di famiglie che non avevano ancora avuto l’alloggio popolare che spettava loro di diritto hanno trovato una sistemazione che rispettasse la loro dignità di persone. Il tutto con benefici evidenti per la collettività, a fronte di costi irrisori.

Le case vuote puzzano di marcio e di sconfitta

Partecipazione dei cittadini nelle scelte dell’amministrazione

Una questione che a me e Benedetta sta a cuore è certamente quella della partecipazione dei cittadini alle scelte dell’amministrazione.

Il volto del nostro Paese cambia aspetto attraverso le trasformazioni urbane, le grandi opere infrastrutturali e i progetti edili. Purtroppo, sempre più spesso, opere presentate come necessarie – se non addirittura inevitabili – a distanza di qualche anno si rivelano vuote sotto l’aspetto progettuale, lasciando cadaveri di cemento e asfalto nelle nostre città e nelle nostre campagne, che si aggiungono a spese insostenibili da saldare negli anni a venire.

In questi mesi, nel concreto, abbiamo seguito la vicenda del progetto di trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università degli Studi di Milano da Città Studi all’ex Area Expo.

Un trasferimento su cui non si è aperto, come abbiamo chiesto in questi mesi, un reale dibattito pubblico come sarebbe previsto dall’art. 22 del nuovo codice degli appalti, ma che ha visto il susseguirsi di riunioni propagandistiche su tale progetto, senza realmente entrare nel merito delle critiche e delle perplessità sollevate da cittadini, studenti, lavoratori e professori.

Quello del trasferimento delle facoltà scientifiche da Città Studi all’ex sito Expo è un caso emblematico di cosa le attuali forze di governo – sia cittadine, che regionali, che nazionali – intendono per “amministrazione della cosa pubblica”: laddove la cattiva politica ha creato ammanchi economici e disatteso le proprie responsabilità (che Expo sarebbe stata a Milano si sapeva dal 2008 – in 10 anni davvero era così complesso pensare a cosa fare dopo?), la stessa politica porta avanti delle scelte arbitrarie al solo scopo di riparare ai danni da essa stessa creati.

Un caso emblematico perché racchiude in sé la totale mancanza di interesse degli attuali amministratori non solo riguardo alla gestione di soldi pubblici, ma verso temi rilevanti e su cui si gioca il futuro della Regione e dei suoi abitanti, come l’urbanistica, il problema del consumo di suolo, la tutela dell’istruzione pubblica, la democraticità delle scelte che riguardano la comunità.

In Italia il suolo con copertura artificiale è il 7%, contro una media Ue del 4,1%. In questo scenario pensiamo sia ancor più doveroso che i cittadini abbiano finalmente voce in capitolo su tutto ciò che rappresenta il consumo di un bene comune. Non bisogna dimenticare che le città sono di chi ci vive e, soprattutto, vivono grazie a chi le abita.

Sarà nostro impegno far sì che i fondi del Patto per la Lombardia destinati al trasferimento ad Expo dell’Università degli Studi di Milano possano essere messi a disposizione dell’Università senza ricatti e vincoli, nell’ottica di potenziare l’Università pubblica e dare gli spazi necessari e adeguati alla ricerca, che pensiamo sia il vero motore per far ripartire il Paese e di cui certamente ha bisogno anche la nostra Regione.

Non per darci delle arie…

Benedetta ed io abbiamo aderito alla campagna dei Cittadini per l’Aria per la misurazione dei livelli di NO2 a Milano. Tra circa un mese conosceremo gli esiti di questa indagine, ma non ci aspettiamo sorprese positive. Senza una seria politica, che coinvolga a livello regionale tutte le amministrazioni non possiamo sperare di vedere abbassarsi i livelli di inquinamento. Non basta la danza della pioggia.

È necessario che si parli in modo incessante di questo problema, che ha conseguenze importanti anche sulla nostra salute. Spesso ci dimentichiamo che anche dentro casa respiriamo aria inquinata. E che spesso dentro casa contribuiamo a inquinare, magari perché le caldaie che riscaldano i nostri appartamenti sono vecchie e necessiterebbero di essere cambiate.

Non stiamo parlando di spese folli, ma di piccoli investimenti che il pubblico può e deve favorire e che ognuno di noi può affrontare, dal momento che sul lungo periodo la scelta di una caldaia più efficiente e meno inquinante è anche economicamente vantaggiosa.

Vogliamo promuovere l’autoproduzione di energia elettrica attraverso sistemi che si basino su fonti rinnovabili (e per questo abbiamo promosso anche una legge di iniziativa popolare, volta anche a tassare le emissioni di CO2 e utilizzare i proventi di questa accisa per investire sulla transizione ecologica, anche dei mezzi di produzione imprenditoriali). Per fare la mia piccola parte, da qualche mese sono iscritto a ènostra, un fornitore cooperativo (e da poco anche produttore, grazie alla fusione con Retenergie) di elettricità proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili, in contesti legati alle comunità locali.

Le auto a combustione interna vanno messe al bando. Da ora. Va incentivata la diffusione di auto elettriche e per questo è necessario attrezzarsi anche con un’adeguata rete di punti di ricarica. Le auto dei car sharing devono essere tutte elettriche. È assurdo pensare solo a ridurre l’utilizzo dei mezzi privati senza pensare contestualmente a mettere in circolazione mezzi non inquinanti.

Ci vogliono scelte radicali e di cui non ci pentiremo.