Una questione che a me e Benedetta sta a cuore è certamente quella della partecipazione dei cittadini alle scelte dell’amministrazione.

Il volto del nostro Paese cambia aspetto attraverso le trasformazioni urbane, le grandi opere infrastrutturali e i progetti edili. Purtroppo, sempre più spesso, opere presentate come necessarie – se non addirittura inevitabili – a distanza di qualche anno si rivelano vuote sotto l’aspetto progettuale, lasciando cadaveri di cemento e asfalto nelle nostre città e nelle nostre campagne, che si aggiungono a spese insostenibili da saldare negli anni a venire.

In questi mesi, nel concreto, abbiamo seguito la vicenda del progetto di trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università degli Studi di Milano da Città Studi all’ex Area Expo.

Un trasferimento su cui non si è aperto, come abbiamo chiesto in questi mesi, un reale dibattito pubblico come sarebbe previsto dall’art. 22 del nuovo codice degli appalti, ma che ha visto il susseguirsi di riunioni propagandistiche su tale progetto, senza realmente entrare nel merito delle critiche e delle perplessità sollevate da cittadini, studenti, lavoratori e professori.

Quello del trasferimento delle facoltà scientifiche da Città Studi all’ex sito Expo è un caso emblematico di cosa le attuali forze di governo – sia cittadine, che regionali, che nazionali – intendono per “amministrazione della cosa pubblica”: laddove la cattiva politica ha creato ammanchi economici e disatteso le proprie responsabilità (che Expo sarebbe stata a Milano si sapeva dal 2008 – in 10 anni davvero era così complesso pensare a cosa fare dopo?), la stessa politica porta avanti delle scelte arbitrarie al solo scopo di riparare ai danni da essa stessa creati.

Un caso emblematico perché racchiude in sé la totale mancanza di interesse degli attuali amministratori non solo riguardo alla gestione di soldi pubblici, ma verso temi rilevanti e su cui si gioca il futuro della Regione e dei suoi abitanti, come l’urbanistica, il problema del consumo di suolo, la tutela dell’istruzione pubblica, la democraticità delle scelte che riguardano la comunità.

In Italia il suolo con copertura artificiale è il 7%, contro una media Ue del 4,1%. In questo scenario pensiamo sia ancor più doveroso che i cittadini abbiano finalmente voce in capitolo su tutto ciò che rappresenta il consumo di un bene comune. Non bisogna dimenticare che le città sono di chi ci vive e, soprattutto, vivono grazie a chi le abita.

Sarà nostro impegno far sì che i fondi del Patto per la Lombardia destinati al trasferimento ad Expo dell’Università degli Studi di Milano possano essere messi a disposizione dell’Università senza ricatti e vincoli, nell’ottica di potenziare l’Università pubblica e dare gli spazi necessari e adeguati alla ricerca, che pensiamo sia il vero motore per far ripartire il Paese e di cui certamente ha bisogno anche la nostra Regione.

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