La scuola può essere un formidabile laboratorio di costruzione di una società aperta e capace di innovare, in cui, a prescindere dalle condizioni sociali e culturali di ciascuno, si impari, da cittadine e cittadini consapevoli, a esercitare i propri diritti e ad adempiere ai propri doveri.

Come scriveva Gianni Rodari in Grammatica della fantasia, “Tutti gli usi della parola a tutti mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.”

Scuola dell’obbligo

Questo laboratorio, per poter funzionare, ha bisogno innanzitutto di fondi. Ecco perché non è accettabile che la nostra regione spenda ogni anno 20 milioni di euro per il buono scuola (una componente della cosiddetta dote), dedicato a chi frequenta scuole primarie o secondarie che prevedono una retta. Tradotto: per chi è iscritto a istituti paritari (di cui oltre tre quarti sono cattolici). Dietro il mantra della difesa della libera scelta di ciascuno si nasconde una violazione dell’articolo 33 della Costituzione, in parte riconosciuta da una sentenza emessa dal Consiglio di Stato nel 2015 e riconfermata l’anno scorso, che sancisce l’obbligo della progressività nell’erogazione di aiuti alle famiglie.

È fondamentale aiutare economicamente e dal punto di vista didattico chi si trova in situazioni di fragilità, per garantire il diritto allo studio di tutti e tutte e contrastare la dispersione scolastica, sostenendo progetti già attivi, come quello delle scuole popolari dell’associazione NonUnoDiMeno. Bisogna riconoscere alla scuola pubblica il suo ruolo nella formazione delle cittadine e dei cittadini di domani, troppo spesso messo in discussione ed esternalizzato in maniera assai discutibile, ad esempio con l’alternanza scuola-lavoro, una pratica introdotta dalla legge 107 del 2015 che andrebbe resa facoltativa e il cui gravoso monte ore pregiudica gravemente i percorsi didattici. Perlomeno, viste le competenze in materia, la Regione dovrebbe impegnarsi a garantire la qualità formativa dei progetti e la sicurezza delle ragazze e dei ragazzi che vi prendono parte.

Chi insegna porta avanti una battaglia quotidiana per il rispetto dei beni comuni, che risulterebbe assai più agevole se, come troppo spesso accade, non si fosse costretti a lavorare circondati dalla trascuratezza dei locali pubblici e rallentati dai continui malfunzionamenti delle strutture e delle dotazioni. Gli annunci di grandi piani per l’edilizia scolastica si susseguono di legislatura in legislatura, ma i risultati tradiscono puntualmente le aspettative: è ora di cambiare le cose, coniugando gli interventi urgenti, inclusi quelli volti ad abbattere le barriere architettoniche per chi è diversamente abile, con un piano strutturale di riqualificazione energetica del patrimonio pubblico, oggi più che mai necessario.

Post diploma

I percorsi di ITS e IFTS sono un buono strumento di collegamento tra la scuola e il mondo del lavoro, anche perché tengono conto delle specificità territoriali, ma i bandi vanno programmati e comunicati con largo anticipo, in modo che i progetti formativi vengano elaborati nel migliore dei modi e possano essere comunicati con i tempi giusti.

In Lombardia la tassa regionale per il diritto allo studio universitario deve essere resa progressiva e va collegata a forti sconti sui trasporti regionali per chi fa vita da pendolare. Il numero di borse di studio erogate nel nostro paese è drammaticamente inferiore a quelle concesse in Francia, Germania o Spagna ed è necessario recuperare al più presto il terreno perduto. Il fondo ordinario di funzionamento, che permette agli enti locali di fornire alloggi, mense e altri servizi, va ripristinato almeno ai livelli pre 2015. Tutto questo significa rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza tra tutte le persone, nel rispetto dell’articolo 34 della nostra Costituzione. Ricordiamoci che si può parlare di merito solo se davvero tutti partono dalle medesime condizioni.

Se troviamo risorse per abolire l’IMU o per garantire decontribuzioni a pioggia alle imprese, i soldi per la scuola pubblica ci devono essere, perché si tratta di investire nel nostro presente e nel nostro futuro.

“Ci sarà sempre l’operaio e l’ingegnere, non c’è rimedio. Ma questo non importa affatto che si perpetui l’ingiustizia di oggi per cui l’ingegnere debba essere più uomo dell’operaio (chiamo uomo chi è padrone della sua lingua). Questa non fa parte delle necessità professionali, ma delle necessità di vita d’ogni uomo, dal primo all’ultimo che si vuol dire uomo.” (Don Lorenzo Milani, Lettera a Ettore Bernabei)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...