“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.” Don Lorenzo Milani.

Le migrazioni non sono affatto una questione emergenziale, ma un fenomeno strutturale che coinvolge l’Italia, da decenni come meta, addirittura da secoli come paese di partenza. Si tratta di fare proposte ragionate (come ad esempio quella a questo link) che ne consentano una gestione razionale e rispettosa della dignità delle persone. Tutti noi conosciamo qualcuno che si è spostato in cerca di un futuro migliore e altri che continuano a farlo, perché migrare è umano.

La materia, nel complesso, è di competenza esclusiva dello Stato, ma numerose sentenze della Corte Costituzionale hanno specificato alcuni importanti ambiti di intervento per le istituzioni locali.

Sanità

Garantire il diritto alle cure di tutte le persone presenti sul territorio italiano non è solo una questione di umanità, ma permette anche di tutelare la salute collettiva.

I cittadini neocomunitari possono accedere al sistema sanitario lombardo solo se in possesso di un regolare contratto di lavoro o se titolari della Tessera Europea di Assicurazione Malattia, rilasciata dal proprio paese di origine. Restano dunque esclusi coloro che non la possiedono e chi è disoccupato o lavora in nero. La soluzione a questa violazione dell’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani c’è e viene messa in atto già da tempo da alcune regioni, come la Puglia e la Toscana, che rilasciano un codice per Europei Non Iscritti, così da rendere esigibile un diritto sacrosanto.

Politiche sociali

Concedere la residenza alle persone che non hanno più una casa o che in generale vivono in situazioni di irregolarità significa non privarle di diritti fondamentali, tra i quali l’accesso alla medicina di base (evitando dunque di sovraccaricare ulteriormente le strutture di pronto soccorso). Allo stesso tempo permette di non pregiudicarne l’iter per l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica (situazione paradossale) e verso l’acquisizione della cittadinanza italiana.

Per favorire l’inserimento di ragazze e ragazzi migranti nei percorsi scolastici, è necessario un investimento sul contrasto alla dispersione scolastica e sui corsi di lingua di italiano L2. La Lombardia sia poi d’esempio nella lotta perché questi giovani acquisiscano gli stessi diritti dei nostri figli italiani, con cui condividono banchi e percorsi educativi.

Accoglienza

La nostra regione deve farsi promotrice di un tavolo di coordinamento tra Prefettura, Questura, operatori del settore ed enti territoriali, per gestire l’accoglienza in modo che porti beneficio a chi arriva nel nostro paese così come alle persone autoctone, con piccoli centri diffusi, percorsi strutturati verso l’autonomia sociale ed economica delle persone e rendicontando ogni singolo centesimo dei fondi utilizzati. In una parola: SPRAR. I modelli virtuosi non mancano, dalla provincia di Parma alla Locride, e ancora una volta non si tratta solo di rispettare la nostra Costituzione e i Trattati europei, ma di gestire in maniera razionale dei numeri che sono inferiori a quelli dei lombardi che emigrano.

In assenza della abrogazione della Bossi-Fini e di una riscrittura del Testo Unico sull’Immigrazione, a maggior ragione dopo il decreto Minniti-Orlando che ha istituito un diritto differenziato per chi è nato al di là del Mediterraneo, dobbiamo spingere perché sia quantomeno approvata una forma di regolarizzazione su base individuale delle persone che ricevono il diniego alla richiesta di protezione internazionale, ma che abbiano in corso un processo di inserimento nella comunità in cui sono stati accolti. Perché è assurdo che quanto speso a livello economico e umano venga buttato via da un giorno all’altro e perché le situazioni di illegalità per legge non fanno che generare illegalità di fatto.

La Regione deve infine avviare una campagna capillare di informazione a proposito della figura del tutore volontario per i minori stranieri non accompagnati.

Libertà di culto

La Legge Regionale n.2 del 3 febbraio 2015, cosiddetta legge anti moschee, è stata dichiarata incostituzionale in alcune sue parti dalla Consulta, con la sentenza n.63 del 24/03/2016, sia a causa della violazione del principio generale espresso al primo comma dell’articolo 8 della Costituzione, sia per il mancato rispetto degli articoli 19 e 117.  Si tratta di un provvedimento con un chiaro intento discriminatorio, in particolare nei confronti delle comunità musulmane, ostacolate di fatto nella costruzione di luoghi di culto degni. Una legge che, meno di un anno fa, è stata estesa ai centri culturali e che non fa altro che spingere le persone di fede islamica verso centri di preghiera improvvisati, non registrati in alcun modo e poco adatti a ospitare un numero consistente di persone. Se dunque la legge viene sbandierata come uno strumento per garantire sicurezza, il risultato che produce è diametralmente opposto. L’inesigibilità del diritto ad esprimere liberamente le proprie convinzioni, non solo non favorisce affatto la cosiddetta integrazione, ma sancisce la discriminazione di una minoranza: un precedente pericoloso per ciascuno di noi.

Nessuna persona è illegale

Convinti che i diritti delle minoranze sono i diritti di tutti, abbiamo aderito quasi un anno fa alla rete Nessuna Persona è Illegale, di cui condividiamo le proposte, incluse quelle che esulano dalle competenze regionali.

“Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.” Costituzione italiana, art. 10.

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